Letta, segretario del giorno dopo

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“La rava e la fava” o forse “fiumi di parole” dell’immortale brano dei Jalisse. Sono indeciso su quale sia l’espressione che renda la più perfetta sintesi delle recenti interviste del segretario del Pd. La prima, gergale ed efficace, rende bene l’insopportabile vuoto di concetti nelle tante parole di Letta, ma la seconda, evocativa della sparizione dopo una fase di notorietà, stimola la mia fantasia.

Segretario per tutte le stagioni

Parlare di Enrico Letta è difficile, se un precedente segretario del vecchio Pci era Il Migliore, il nuovo segretario del Pd vuole essere Il migliore dei Migliori. Il cognome gli garantisce abilità di navigazione e il diritto a sedere tra gli italiani che contano, l’aspetto rassicurante con un’arietta da secchione di successo, gli garantisce una allure di intelligenza, una vita da riserva pronto a sostituire il titolare in difficoltà, gli garantisce visibilità, anche se pecca di stile quando si tratta di rilasciare la posizione fortunosamente conquistata. Sicuramente un uomo di successo e grandi capacità, tranne una: fare politica.

Da segretario dichiara perentorio sulla Raggi: “Il giudizio è molto negativo, Roma ha perso veramente tante occasioni, è scesa nella scala italiana, europea, globale”. Per poi chiarire con fermezza: “Con il M5s saremmo apparentati al secondo turno” ovviamente anche se al secondo turno arrivasse la Raggi, il tutto senza curarsi di come le due dichiarazioni non possano convivere nello stesso cervello. Spazio alle donne, salvo nominare solo uomini nei posti che contano; le primarie sono nel dna del Pd, salvo informarci che Roberto Gualtieri sarà un ottimo sindaco.

Disonestà intellettuale del Pd

Insomma nel fluido cervello lettiano gli opposti si conciliano e nulla è impossibile. Il segreto è nelle parole, elargite con copiosa abbondanza, scomposte e riaggregate, in complesse e meticolose spiegazioni capaci di dimostrare tutto e il suo contrario. Nel suo universo politico non ci sono decisioni da prendere, solo comportamenti da giustificare. Io non ne posso più: della spocchia, della presunzione, dell’arroganza, della disonestà intellettuale, della ristretta oligarchia che da tempo tiene prigioniero il Pd. Camarille, occupazione di potere, cordate autoreferenziali, tengono in ostaggio una percentuale, per fortuna sempre più residuale di elettori.

Non so se ve ne siete accorti ma tra i principali commentatori si sta facendo strada, ancora nascosto tra le righe, un dubbio: e se Letta fosse un cretino? Al governo con i 5s la Lega ha triplicato i voti, il Pd li sta diminuendo; mentre il Pd si fa tenere a bagnomaria da quella banda di incapaci dei 5s, invece di infliggergli il colpo di grazia, Letta resta nelle mani di Boccia e Bettini, che vedono il loro unico salvagente nel rapporto con i 5s e nel proporzionale, consci che nel partito siano minoranza e nel paese… pure.

Il migliore dei Migliori, mette stupide felpe e viene votato all’unanimità nelle direzioni, ma sembra ignorare come questo sia un brutto segnale nel Pd ex Pci, dove dall’unanimità si passava rapidamente ad essere cancellato anche dalle fotografie. Amici del Pd mi raccontano l’insopportabile sensazione di essere presi in giro da Letta, capace di fare il Congresso solo dopo essere diventato Segretario, o di fare le primarie solo dopo aver scelto il candidato.

Insomma sembra il segretario del giorno dopo, come la pillola che prendi per evitare effetti indesiderati, ma chiamatelo come volete, il risultato è sempre un aborto.

Antonio De Filippi, 16 maggio 2021

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