Cronaca

“L’ha uccisa perché maschio”. Il delirio femminista su Martina

Viola Angione e lo scontro con Vincenzo De Luca. Ma come si può anche solo pensare una frase del genere?

Valeria Angione Martina Carbonaro 14 anni omicidio © STILLFX tramite Canva.com
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Sarà che l’inflazione dell’orrore genera assuefazione, quindi indifferenza, ma a colpire più di tutto nell’ennesimo scempio tra ragazzini è l’ineluttabilità della rassegnazione, ovvero la liturgia del fatalismo: l’immancabile spreco di parole idiote, di pose assurde, l’inevitabile sgomitare e danzare sulla bara, il contorcersi da dervisci per farsi pubblicità, fingere di stigmatizzare l’orrore sapendo che tempo un giorno e si ripeterà identico se non peggiore. E sempre più l’inumano diventa normale, diventa umano. Colpiscono come colpi di maglio tutti gli aspetti di un comportamento che di umano, di comprensibile non ha più niente: la vittima, bambina ancora, che a 14 anni era fidanzata – fidanzata? – da due con uno quasi maggiorenne che alla fine la trucida; colpisce il modo in cui questo balordo la finisce, a colpi di pietra, un modo primitivo, primordiale; colpisce il padre del carnefice mentre concede udienza ai giornalisti che si accalcano, “uhè che dissgrazz, chiedo scuss a tutt, era innammorat”; colpisce la madre della vittima che neanche l’ha seppellita e già si lancia nel tour delle trasmissioni; colpisce, ma non più che tanto, l’informazione oltre lo sciacallesco che fruga nei rapporti più o meno intimi di una bambina, che dà in pasto i suoi balletti allo specchio e i suoi messaggi audaci, i suoi occhiali griffati – ma è la stessa informazione che sta rendendo famosa una maestra che si concedeva ai guardoni su onlyfans; colpisce la stupida fiaccolata a cadavere ancora caldo, che si confonde con lo scudetto del Napoli calcio, e le assurde bandiere per la Pace e per Hamas e i cartelli logorroici dal qualunquismo cretino, senza senso, scritti a pennarello, alla spaccanapoli, “scusaci Martina se come donne non abbiamo saputo farti arrivare la nostra voce”, sì, e ricordatevi di votare ai referendum del PD-CGIL.

Ma quando pensi di averle viste tutte, quando non ti senti più parte del genere umano, del tuo tempo, di questo mondo se questo è il mondo e questo il tempo in cui affoghi, spunta da chissà dove la solita cacciatrice di spot a qualunque costo, una misconosciuta Viola Angione, aspirante attrice, “influencer e content creator” che proclama “lui l’ha uccisa perché è maschio”, le stesse tesi della sorella e del padre di Giulia Cecchettin. Evidentemente certe dinamiche creano proseliti. Spararla grossa, senza vergogna, senza scrupolo di decenza, poi ritrattare, e intanto i fari si posano su di te. Cercava, questa, la polemica col governatore campano De Luca che è stato l’unico a dire cose di buon senso e cioè che questi ragazzini sono troppo precoci e troppo liberi; ed è come dire che questo tempo, questo mondo scappano da tutte le parti, non si tengono, non c’è più niente a fare argine, a mettere insieme, certo non la logica, non la prudenza, il ritegno, non il lascito biologico, non la tradizione che sta nella genetica.

Parlano di figli morti e assassini come fossero di altri, non hanno tempo di piangere, di star male se non in favor di telecamere: eccoli tra una fiaccolata e una intervista, per dire cosa? Per farci su l’ennesima fondazione inutile? Mi ha sempre tramortito la richiesta che questi parenti prima o dopo fanno, ma di solito quasi subito, di voler entrare in politica, di cercare una candidatura: davvero la vita di un figlio vale così poco? Davvero è normale un simile modo di “elaborare il dolore”? Quale dolore?

Un balordo ammazza a colpi di pietra una preadolescente perché “è un maschio”: su simili basi dovremmo discutere, perdere tempo a confrontarci? Se il livello è questo, allora possiamo benissimo concludere che di certe aberrazioni portano responsabilità primaria quelli e quelle che impongono certi modelli di spericolata precocità: influencer e chi si espone sui siti guardoni, come un tempo nei quartieri hard di Amsterdam, e diventano ricchi, e se ne vantano, e invitano i mocciosi a seguirli, fomentando gli istinti più primitivi dell’umanoide che resta in noi: fluidi, odori, spiragli in bell’evidenza, bocche voraci, gole profonde, “che male c’è?”. Siamo diventati la società del “che male c’è”, poi quando si capisce che male c’è, esiste, e di che risma, tutti a far finta di niente. Nel nome della libertà di essere, certo, ma essere cosa? Merce per merce, affari per affari?

La frase di Viola Angione
“Il problema non è l’età di lei, ma è chi l’ha ammazzata. Da influencer non mi sento di dare la colpa alla ragazza che si è fidanzata a 12 anni, mi fa male sentir dire queste cose. È il ragazzo che l’ha ammazzata, perché è maschio”

“Ah, con De Luca ci siamo chiariti”, dice la content creator. Ti sei chiarita? Ma chi sono questi che ti interpellano “mentre sta per prendere un aereo”, il solito modo subdolo per dire, ragazzini, fate come loro, la vedete dove sta la vita bella? Poi gli stessi riempiono le pagine di pisciate insopportabilmente false perché moralistiche, ma di quel moralismo lercio, pubblicitario. Ma stia là, la influencer che si crede attrice, stiano là i moralisti che fino a ieri mandavano certi commenti osceni, al di là di qualsiasi pornografia e oggi metton su fondazioni perché vedono il patriarcato dappertutto meno che dove davvero si annida, per esempio nei nuclei familiari islamici dove le mogli, le figlie muoiono come mosche.

Poi la retromarcia di Angione
“Non era assolutamente mia intenzione fare questo, ma solo sottolineare che i maschi sono parte di questo problema. Nessuno dei maschi della mia vita, mio padre, che è il mio punto di riferimento, mio fratello o il mio fidanzato, si è sentito sotto accusa per la mia affermazione”

Qui c’è un cavernicolo che ha ammazzato una bambina a colpi di selce e nel gran latrare a tutti pare normale, scusate, è successo, chiedo scusa a tutti, forza Napoli. Francamente noi ne avremmo pieni i coglioni di tutto questo e particolarmente dell’ennesima senz’arte né parte che salta su e pronuncia le sue boiate: questa gente davvero ce l’abbiamo in gola, il suo fiato è peggio dell’ossido di carbonio, non si respira più. Per atroce associazione di idee, pensiamo ai fronti di guerra, ai popoli fratelli che sterminano i loro figli per estinguersi a vicenda: russi e ucraini, palestinesi e israeliani, indiani e pakistani, e poi i massacri tribali in Africa, i bambini a perdere delle immense sacche asiatiche: gli occhi di queste anime estirpate a nascere sono sempre gli stessi, occhi di chi muore di fame, di scorbuto, amputati, seppelliti vivo dalle macerie di un bombardamento. Sono occhi che non contengono neppure più dolore. Solo rassegnazione. Occhi martiri, già santi. I nostri, avendo la fortuna di non sospettare un simile inferno, si fanno fuori a roncolate, a pietrate e poi dicono: mah, non so perché l’ho fatto non so cosa mi ha preso. Ero innamorato. No, era maschio. No ma bisogna capire, sono i cambiamenti climatici, coraggio, una bella fiaccolata e però no, scusa, stringetevi un po’ di più, se no non entrate nell’inquadratura. Tienilo su quel cartello, che non si legge. Ha ucciso perché è maschio. Se era maschio ma si percepiva femmina era diverso. Ha ucciso perché il patriarcato. Bisogna fare una fondazione. Se la politica mi vuole, io ci sono.

Dio degli eserciti, Dio di Giosuè, se è vero che ci sei risvegliati e scatenati, annientaci e non lasciare più pietra su pietra e non lasciare vivo un solo filo d’erba in questo mondo che non ti merita, che non si merita. Perché, credetemi, non c’è più niente di umano e la nostra disumanità è irreversibile e tutta l’intelligenza artificiale del mondo non ci salverà, dal momento che abbiamo venduto l’anima a tutti i diavoli possibili.

Max Del Papa, 30 maggio 2025

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