Caffè avvelenato

Libera droga in libero statalismo

Ogni giorno un po’ di veleno sulle cose del mondo

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Qui al bar non siamo proibizionisti. Non siamo nemmeno a favore delle droghe. Ci piacerebbe aver maturato quella sensibilità sociale che porta a interessarsi delle sorti dei tossicodipendenti, ad averne a cuore il recupero, a preoccuparsi magari della prevenzione.

In realtà, pensiamo che con il proprio corpo ognuno debba fare quel che vuole, finché non lede la libertà e la proprietà altrui. In un mondo ideale, non ci sarebbero divieti e ognuno ingurgiterebbe le sostanze che vuole, senza pretendere poi di essere aiutato e soccorso, ovviamente. E venendo seriamente punito se poi, in quello stato, commette dei reati. Ma al bar siamo anche realisti e ci rendiamo conto che non viviamo nel mondo ideale, bensì in quello reale.

E siamo pure disposti a versare le tasse affinché lo Stato si occupi di tossicodipendenze, di lotta alle droghe, di prevenzione, di sostegno. Ma per favore, non di supporto al consumo. Se non altro per coerenza. Ecco perché siamo rimasti sconvolti dall’iniziativa di Matteo Lepore, il sindaco di Bologna, che farà distribuire pipette per il crack per evitare che i drogati usino quelle consumate e magari infette. A spese del Comune. Cioè dei contribuenti. Eh no.

Almeno mettetevi d’accordo: per cosa dobbiamo pagare? Per la guerra alle droghe o per favorire il consumo “sicuro”? Per l’ordine e la legge o per il degrado? Per un libero Stato o per un libero statalismo?

Il Barista, 28 agosto 2025

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