Giustizia

L’incredibile, assurdo caso delle toghe (non) “punite” per il caso Esposito

L'ex senatore intercettato illegalmente. La Cassazione conferma la sanzione, ma è un buffetto. Oppure un cambio di sede

stefano esposito intercettazione Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Come riportato da una parte della stampa nazionale, dopo un lunghissimo iter investigativo e processuale, l’ex senatore dem, Stefano Esposito, sembra aver ottenuto una parziale forma di giustizia nei riguardi di due magistrati che non hanno rispettato le regole che tutelano i parlamentari nello svolgimento delle loro funzioni e prerogative.

“Il senatore Esposito – spiega Ermes Antonucci in un articolo pubblicato su Il Foglio – venne intercettato casualmente nel 2015 mentre conversava al telefono con l’imprenditore Giulio Muttoni, suo amico di lunga data, nei confronti del quale la procura di Torino aveva aperto un’indagine (poi finita con il proscioglimento di Muttoni). Nonostante già nell’agosto 2015 Esposito fosse stato identificato dalla polizia giudiziaria come ‘senatore della Repubblica italiana’ e interlocutore abituale dell’imprenditore, il pm Colace continuò a far intercettare le telefonate tra Muttoni ed Esposito, tanto da captare in tutto 500 conversazioni in tre anni”. Tant’è che la Corte Costituzionale nel 2023, a otto anni dall’inizio di questa ennesima odissea giudiziaria, dichiarò nullo il procedimento ai danni del politico dem, sostenendo che, oltre alla mancanza della previa autorizzazione del Senato, “la complessiva attività di indagine posta in essere dall’autorità giudiziaria denota, con particolare evidenza, che l’attività di intercettazione che ha coinvolto l’allora senatore Esposito fosse univocamente diretta a captare le sue comunicazioni”.

Ciò, sottolineò la Consulta, avvenne in violazione dell’articolo 68 della Carta, volta a tutelare il Parlamento nel suo complesso da eventuali e “indebite interferenze del potere giudiziario“. Dopodiché, nel dicembre del 2024, dopo sette anni, il GIP di Roma, su proposta del PM, dispone l’archiviazione per Esposito, accusato di corruzione e il traffico di influenze illecite nell’inchiesta ‘Bigliettopoli’ riguardo a presunti scambi di favori con l’imprenditore Giulio Muttoni, ex patron della società promotrice di spettacoli musicali Set Up Live. Tuttavia, sempre come riporta II Foglio, “Anziché attivare la procedura di stralcio delle intercettazioni che coinvolgevano Esposito (per chiederne la distruzione), al termine delle indagini il pm Colace chiese il rinvio a giudizio di Esposito” portando come prova della sua colpevolezza ben 126 intercettazioni, facendo così ricorso a ciò che il Csm ha qualificato come un escamotage per aggirare la disciplina attuativa del dettato costituzionale.” E il Giudice per l’udienza preliminare “Minutella incredibilmente accolse la richiesta di rinvio a giudizio.”

Alla fine della fiera, per così dire, i due magistrati vengono sottoposti ad un procedimento disciplinare da parte del Csm, che li punisce con poco più di un buffetto. Questi fanno ricorso, ma la Cassazione conferma le sanzioni comminate. In soldoni l’ex pm di Torino viene trasferito in un Tribunale civile, mentre per la Gup viene ribadita la censura già ricevuta.

Amaro in questo senso il commento di Esposito, il quale a causa di questa vicenda è stato costretto ad abbandonare la vita politica: “Le legge ha fatto il suo corso, ma la giustizia è tutta un’altra cosa, perché ciò che ho subìto, i danni patiti da me, da mia moglie e dai miei figli non saranno certo sanati”.

Assolutamente condivisibile il commento finale di Antonucci: “Se un magistrato viola in maniera grave ed evidente la Costituzione, viene punito con il trasferimento a Milano, cioè un ufficio persino più importante di quello in cui ha commesso l’illecito, e il passaggio al civile, come se questo contasse meno del penale. Saranno contenti i cittadini milanesi, che si troveranno ad avere a che fare con il pm, anzi con il giudice Colace”.

In ultima analisi ci dispiace per il buon Esposito, esponente della riserva indiana dei moderati dem che in passato ebbe altri problemi giudiziari per aver “diffamato” alcuni militanti No tav e del centro sociale Askatasuna, ma i suoi attuali ex compagni di partito hanno letteralmente fatto carte false per bloccare una riforma della giustizia, come dimostra la sua brutta vicenda, assolutamente necessaria.

Claudio Romiti, 10 aprile 2026

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