Cronaca

L’invasione dei nuovi barbari

Le scorrerie in Italia e Francia dimostrano che il problema è "l'invasione verticale" di individui nati e cresciuti all’interno delle società occidentali

Ciò che sta accadendo in Francia e in Italia, con le scorrerie nelle grandi città da parte di orde distruttive di giovani virgulti, mi riporta alla mente un celebre saggio del grande pensatore liberale José Ortega y Gasset: La ribellione delle masse.

In estrema sintesi, il libro fu pubblicato nel 1930, l’autore teorizza una sorta di invasione verticale dei barbari, ovvero di individui nati e cresciuti all’interno delle società occidentali. A differenza delle invasioni barbariche del passato, che arrivavano “da fuori” (attraverso i confini geografici dell’Impero Romano), i nuovi barbari crescono e si moltiplicano all’interno della stessa civiltà. Spuntano dal basso verso l’alto nel tessuto sociale. Per Ortega il barbaro non è necessariamente un individuo incolto o primitivo in senso tradizionale, ma l’uomo-massa. È una persona che beneficia pienamente di tutte le comodità, i diritti e i progressi tecnologici della civiltà moderna, ma dà tutto ciò per scontato, come se fosse un prodotto spontaneo della natura e non il risultato di uno sforzo culturale e storico. L’uomo-massa – secondo il pensatore spagnolo – ignora i principi, la disciplina, il senso del limite e la storia che hanno reso possibile il mondo in cui vive. Prende i vantaggi della civiltà moderna comportandosi però con la mentalità grezza e autoreferenziale di chi non riconosce alcuna autorità morale, intellettuale o culturale.

Ebbene, ciò è quello che è, a mio modesto parere, accaduto duranti il molto controverso della contestazione, poi sfociato nei drammatici e lunghi anni di piombo. Solo che questa volta si è inserito un nuovo e dirompente elemento: la presenza dei cosiddetti maranza, ossia barbari verticali di seconda e terza generazione.

Si tratta di un fenomeno che in Francia sta letteralmente dilagando, anche in considerazione del gran numero di immigrati che da decenni hanno ingrossato il Paese, ma che anche in Italia potrebbe già superato il livello di guardia, come dimostra ciò che è accaduto a Milano, Torino e Bologna.

In questo caso, lunedì mattina ho ascoltato, nel corso della puntata di Omnibus, in onda su La7, alcune dichiarazioni di alcuni opinionisti di area progressista che lasciano veramente il tempo che trovano. In breve, Gianluca De Feo, di Repubblica, pur condannando le violenze, ha detto che queste dimostrerebbero la necessità di “dare una risposta sociale” a questi scalmanati che devastano e rubano, attaccando la polizia.
Maria Teresa Meli ha invece puntato il dito contro il governo, sostenendo che “le politiche di inclusione sono completamente fallite”.

Quindi, alla fine della fiera, la colpa è sempre di chi, con tutti i limiti delle nostre democrazie occidentali, non accoglie le sacrosante proteste di questi ragazzi, autoctoni o figli di immigrati che siano, i quali vivono nella bambagia rispetto ai loro coetanei del terzo e quarto mondo, creando per loro una sorta di paradiso terrestre. Ebbene, è proprio questo modo di ragionare, peraltro assai diffuso, che mi fa sospettare che oramai il tramonto dell’Occidente sia un processo irreversibile.

Claudio Romiti, 21 ottobre 2026

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