Cronaca

“Vanno capiti”. Smontiamo le 8 bugie di chi giustifica i maranza

Dai provocatori in divisa alla rabbia sociale, dalla periferia tradita alla rivoluzione antirazzista: tutte le teorie per assolvere i teppisti che hanno devastato la città

Proviamo ad analizzare la schiera composita di coloro che minimizzano o giustificano il sacco di Milano avvenuto in un weekend di metà ottobre. Si tratta di soggetti impancati e schierati, a rinverdire le letture benaltriste e assolutorie per i nuovi eroi, giovanissimi virgulti di 2ª e 3ª generazione che hanno messo a ferro e fuoco Milano.

SON FASCISTI TRAVESTITI

La teoria complottara dei provocatori al servizio della Polizia è dura a morire. Ma questa volta non regge. 104 operatori delle forze dell’ordine ricorsi alle cure mediche solo a Milano, un dirigente colpito alla testa da un sanpietrino, sono fatti che non si conciliano con l’agente travestito che colpisce i suoi colleghi in divisa, fomentando lo scontro.

LA RABBIA GIOVANILE

Si ammanta di sofferenza una realtà molto diversa. I MARANZA scesi in piazza Duomo sono per la massima parte iPhone muniti, dediti ai selfie su TikTok, vestiti con capi costosi, scarpe griffate e l’immancabile felpa nera ‘Anonymous Style’. Non assaltano i forni ma Foot Locker e Champion, per le scarpe e i giubbotti trendy.

L’EMARGINAZIONE

Non si tratta di frange emarginate ma di gruppi coesi che agiscono in sciami, con logistica via chat, richiamati da un hashtag: #italiainpiazza su cui sta indagando la Polizia Postale. Tengono impegnate le forze dell’ordine, costrette a cordonare il Duomo e la Scala, simboli ambiti. Colpiscono a ondate simultanee per frazionare i fronti di difesa.

L’INCERTEZZA DEL FUTURO

La presidente della Società italiana di sociologia, Maria Grazia Lezzi, indica come detonatore l’incertezza del futuro. Tesi suggestiva e assiomatica, e per ciò stesso mai dimostrata. L’incertezza è democraticamente distribuita, e i tanti che studiano (fortunatamente la schiacciante maggioranza) non brandiscono sanpietrini davanti alla Scala.

L’ALIBI DEL BRANCO

Il gruppo dà identità, protezione e trascinamento, da soli sono innocui, in sciame si trasfigurano. Diagnosi impeccabile, non assoluzione. Che il branco deresponsabilizzi è il problema, non può costituire l’attenuante.

IL CONTAGIO FRANCESE

Il fil rouge Parigi-Milano, con TikTok amplificatore. Ma lo stesso osserva che da noi il ribellismo è fascino social della rivolta, senza le radici sociali del caso francese. Tommaso Cacciari (il nipote del filosofo) prevede ondate a ripetizione, chiunque governi, quasi auspicandole.

LA PERIFERIA TRADITA

Avvenire elenca sradicamento, fallimento scolastico, case fatiscenti, e propone edilizia sociale, scuola, sport. Ma ammette che questi ragazzi aspirano a uno stile di vita scintillante senza averne i mezzi, in un vuoto culturale totale. Non il pane, dunque, bensì la felpa griffata.

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IL PANICO MORALE E L’ALLEANZA DEI BARBARI

Doppiozero parla di criminalizzazione delle seconde generazioni. Tommaso Sarti, in “Pisciare sulla metropoli”, legge il maranza come vittima di una narrazione razzista. Houria Bouteldja sogna in “Maranza di tutto il mondo, unitevi!” un’alleanza di classe tra proletari bianchi e “indigeni” delle periferie.

Dal teppista al soggetto rivoluzionario il passo è breve … manca solo l’inno. Peccato che al Palazzo d’Inverno il Maranza anteponga le sneakers. Il filo comune è uno: quando la realtà non si adatta alla teoria, si cambia la realtà. Mai la teoria.

Giulio Galetti, 20 ottobre 2026

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