
La promessa di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno è ormai un lontanissimo e sfocato ricordo.
La situazione è talmente disperata che persino il flashback di Luigi Di Maio mentre cerca di spiegare il bonus del mandato zero (così da infrangere il vincolo dei due mandati) tramite una supercazzola suscita un velo di nostalgia canaglia. Eh già: il Movimento 5 Stelle, nato come forza anti-establishment, anti-Europa, sostanzialmente anti-politica, ormai si è integrato così bene negli ingranaggi di Montecitorio da essere a tutti gli effetti diventato ciò che aveva giurato di distruggere. O muori da eroe o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo, no?
L’evidenza empirica della metamorfosi da bruco de “uno vale uno” a farfalla del professionismo politico la si è potuta già constatare da quando, pur di salvare qualche poltrona, i simpatici amici pentastellati hanno iniziato ad allearsi con i loro più acerrimi rivali, con cui ormai concorrono insieme praticamente dappertutto: il Partito Democratico. E oggi, ormai, tra i due Partiti c’è di più. Anzi, ad essere onesti, si può dire che il sodalizio è così forte che non si capisce più dove finisca un simbolo ed inizi l’altro.
I rivoluzionari si sono reinventati poltronari di mestiere e questa piroetta non ha fatto altro che far rivalutare positivamente figuri che di positivo hanno ben poco ma che hanno avuto quantomeno la decenza di abbandonare il progetto, come Alessandro Di Battista, oggi quinta colonna dell’anti-antlantismo ma figura forse più dignitosa di chi gridava “Mai con il Partito di Bibbiano” e ora con quest’ultimo condivide le elezioni. Insomma, chi ha un briciolo di onestà intellettuale (ed evidentemente non lo sono tutti coloro i quali si sono fatti eleggere al grido di “onestà, onestà, onestà”…) il Movimento 5 Stelle l’ha abbandonato da un pezzo.
Ma nelle ultime ore abbiamo un’altra defezione eccellente: quella della vicepresidente Chiara Appendino. L’ex sindaco di Torino difatti ha lasciato il Movimento sostenendo che “è tempo di mettersi tutti in discussione”. Per Appendino infatti il risultato delle elezioni in Toscana sottende come i pentastellati si stiano “schiacciando sul Pd”, precisando poi che lei l’alleanza con Giani non l’avrebbe fatta. Pare però che il buon Giuseppe Conte non abbia recepito il messaggio autocritico. Dopotutto bisogna rimanere concentrati: il prossimo fine settimana gli iscritti al Movimento voteranno per l’elezione del Presidente. Quanti candidati ci sono? Uno. L’Avvocato del Popolo. Dall’amico Xi, Conte sta imparando bene, non c’è che dire. Eppure con questa mossa si azzerano gli organi dirigenziali e quindi il Movimento avrà nuovamente subito un nuovo vicepresidente.
Chiaramente questo non sarà sufficiente a dare nuova linfa ad un partito che sta affrontando una lenta ma inesorabile sparizione, con preferenze sotto la doppia cifra praticamente ovunque. E così, mentre persino Paola Taverna, l’urlatrice di piazza con il più grande risultato politico della storia repubblicana (niente meno che Vicepresidente del Senato) difende l’alleanza con il Pd, il Movimento 5 Stelle affronta ironicamente ciò che anni fa profetizzava per il nostro paese come possibile alternativa alla crisi: una decrescita felice. Che ne sarà di Conte e i suoi scherani? Concretizzeranno una fusione con Elly? Torneranno rivoluzionari promettendo di demolire il palazzo? Presto per dirlo.
Alessandro Bonelli, 20 ottobre 2025
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