Uno scandalo che racconta molto più di quello che sembra. Perché dietro ai casi singoli criminali, ai singoli immigrati, alle singole ordinanze dei tribunali, emerge un meccanismo che — se letto tutto insieme — sembra assomigliare meno a una coincidenza e molto più a un sistema. A sollevare il velo è un’inchiesta del Giornale, che ha ricostruito uno dopo l’altro i dossier di alcuni migranti finiti nel centro di trattenimento di Gjader, in Albania. Strutture volute dal governo guidato da Giorgia Meloni per accelerare espulsioni e rimpatri. L’idea è semplice: chi non ha diritto a restare in Italia e ha precedenti penali viene trattenuto lì, in attesa del volo di ritorno nel Paese d’origine. Tutto lineare, almeno sulla carta.
Poi arrivano i tribunali. Perché in una serie di casi i giudici italiani hanno deciso di non convalidare il trattenimento. Risultato: quelle persone sono state riportate in Italia. Non stiamo parlando di studenti Erasmus finiti per sbaglio nella burocrazia dell’immigrazione. Parliamo di soggetti con precedenti pesanti, talvolta pesantissimi. Il caso più emblematico è quello di Fatallah O., marocchino classe 1987. Nel suo curriculum giudiziario, oltre al classico ingresso illegale e a condanne per spaccio, compare anche uno stupro di gruppo. Eppure anche lui è tra quelli per cui il trattenimento non è stato convalidato. Ma il punto è che Fatallah non è un’eccezione. È solo uno dei tanti.
C’è ad esempio un sessantaseienne marocchino, identificato con le iniziali A.C., condannato a due anni per violenza sessuale su un minore di quattordici anni. C’è A.A., anche lui marocchino, con precedenti per furto aggravato e violenza sessuale. E poi c’è un altro caso ancora più impressionante: M.L., che nel suo palmares penale accumula violenza sessuale di gruppo, rapina impropria, furto aggravato, sequestro di persona, estorsione aggravata, lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale, stalking, invasione di edifici e guida sotto l’effetto di alcol o droga. Insomma, non esattamente il profilo del turista smarrito. Eppure anche lui era stato trasferito in Albania in attesa del rimpatrio. Anche lui ha presentato richiesta di protezione. E anche nel suo caso i giudici hanno deciso di non convalidare il trattenimento.
La lista continua. M.E., con precedenti per rapina impropria, lesioni, tentato furto, minacce e resistenza a pubblico ufficiale. Un ventiduenne, M.E.A., accusato da minorenne di omicidio — poi riqualificato in lesioni — e porto illegale d’armi. Fino ad arrivare a M.Z., quarantasei anni, precedenti “solo” per lesioni personali. Se messi in fila, questi casi raccontano qualcosa che va oltre il singolo provvedimento. Raccontano un cortocircuito tra due poteri dello Stato: da una parte il governo che costruisce un meccanismo per rimpatriare chi non ha titolo a restare in Italia e rappresenta un pericolo; dall’altra una parte della magistratura che, con decisioni ripetute, ne impedisce l’applicazione.
Il tema non riguarda solo i centri albanesi. Secondo i dati dell’Anticrimine citati dall’inchiesta, circa l’80 per cento dei soggetti che i giudici hanno “salvato” dai centri per il rimpatrio ha poi commesso nuovi reati contro la persona o il patrimonio. Un numero che non è una suggestione politica ma una statistica. E qui sta il nodo vero della questione. Perché il punto non è — come spesso si dice — essere buoni o cattivi con i migranti. Il punto è capire chi decide davvero la politica migratoria di un Paese. Se il Parlamento e il governo, oppure se ogni singolo tribunale che, caso per caso, finisce per svuotare le decisioni politiche.
È un tema enorme. E non a caso esplode proprio mentre la giustizia torna al centro dello scontro politico, con il referendum sulla riforma ormai alle porte. Poi ognuno può pensarla come vuole. Ma la domanda resta lì, inevitabile: se persone con precedenti per stupro di gruppo, pedofilia, rapine e sequestri non riescono a essere rimpatriate, esattamente dove si colloca il limite del sistema? È una domanda scomoda. Ma prima o poi qualcuno dovrà rispondere.
Franco Lodige, 11 marzo 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL-E di Open AI


