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Se critichi l’Azzolina ti accusano di sessismo: il caso Moles

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Scuola, Moles (FI) attacca Azzolina: "Credibilità come verginità, impossibile da recuperare"

Credo che ormai la strumentalizzazione politica in Italia sia arrivata ad un livello così alto che è impossibile uscirne. Per un titolo di giornale, i politici, soprattutto quelli di sinistra, sono disposti a stravolgere la realtà. E da parte loro anche i giornali, per lo più, pur di avere e fare titoli e commenti sensazionalistici e faziosi, non si fanno troppi scrupoli a mettere fra parentesi la realtà dei fatti. L’incidente occorso oggi in Aula al senatore Giuseppe Moles, vicecapogruppo al Senato di Forza Italia, è emblematico. Ma ancor più lo è forse il modo in cui, in barba ad ogni obiettività, è stato riferito dalla più parte dei giornali online.

Forse occorre fare una premessa. Il senatore Moles tutto è fuorché un esagitato, come purtroppo ce ne sono tanti in Parlamento. È un vecchio liberale, formatosi alla scuola di Antonio Martino in Luiss, deputato da più legislature, garbato e gentile nei modi e moderato nelle idee. A lui oggi è toccato di intervenire per il suo partito nel question time con il ministro dell’Istruzione sul problema della riapertura delle scuole. E ha detto nulla più che quello che era da aspettarsi che dicesse: forse non solo da un leader dell’opposizione, ma anche e semplicemente da una qualsiasi persona di buon senso.

Egli ha affermato, in modo tranquillo e sommesso (senza urla per intenderci), che la scuola italiana (si badi bene: “la scuola”), per colpa di questo governo ma anche dei precedenti, ha perso credibilità. Aggiungendo che la credibilità è come la verginità: una volta che la si è persa, è impossibile riconquistarla. Il che è un esempio che si usa normalmente nel discorso pubblico. Certo a sfondo sessuale, ma come spesso accade in mille casi nel linguaggio comune. E la metafora è poi tanto calzante che la si usa in senso traslato un po’ dovunque. Persino l’olio di oliva è “extravergine”!

Ora, purtroppo, la subcultura imperante vorrebbe riscrivere il linguaggio, immemore della tradizione che ci portiamo alle spalle e che ci ha fatto essere quello che siamo: cioè anche sensibili, come nessun’altra civiltà, alla questione femminile (che è questione seria). E caldeggia una sorta di “polizia del linguaggio” e “del pensiero”, a dir poco raccapricciante per chi ha animo e sensibilità liberali. In più, il femminismo ideologico vorrebbe sottrarre le donne, e questa sì che sarebbe una discriminazione, dalla normale dialettica pubblica. Le si vorrebbe considerare una “specie protetta”, o “da proteggere”, in barba ad ogni idea di uguaglianza fra i generi. E con il rischio appunto che chi non ha minimamente a cuore l’emancipazione femminile, strumentalizzi politicamente la questione femminile.

Che è quanto ha fatto la deputata dei Cinque Stelle Barbara Floridia, che, quasi come non aspettasse l’occasione, ha definito grave l’uso dell’esempio facendo finta che Moles si fosse rivolto alla Azzolina e non genericamente alla “scuola italiana”. A cui, casomai (spero che almeno questo si possa dire), il ministro attuale e più in generale il governo Conte, non sta facendo altro che dare il colpo di grazia finale. La cosa che fa specie è che subito la notizia è stata ripresa senza un minimo di verifica dai fogli nazionali che vanno per la maggiore.