Cronaca

Lo Stato non è padrone dei figli

La famiglia di Palmoli separata per decisione del tribunale. Meloni e Nordio pronti a verificare cosa stia accadendo

Famiglia dei boschi
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C’è da vergognarsi. Partiamo dalla triste cronaca: ieri, dopo numerose polemiche, il tribunale dei minori dell’Aquila ha stabilito che i tre bambini della famiglia anglo-australiana Travallion che vivono nella casa nel bosco a Palmoli (Chieti) dovranno lasciare la loro abitazione per trasferirsi in una comunità educativa. Lì resteranno insieme alla madre per un periodo di osservazione.

Ma con quale diritto avviene tutto ciò? Perché lo Stato deve intervenire? I genitori avranno il diritto di decidere o un giudice può mettere il becco come se avesse la verità in tasca? Una roba da urlare, un sequestro di persona giustificato. Ma per fortuna non è finita qui. Sì, perché la vicenda è stata oggetto di confronto tra il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro della Giustizia Carlo Nordio. I due esponenti di governo stanno valutando la possibilità di inviare ispettori ministeriali per esaminare l’operato degli uffici giudiziari coinvolti nel procedimento che ha disposto l’allontanamento dei tre figli minori.

Il caso trae origine da un’indagine avviata nel 2023, a seguito del ricovero dei bambini per un’intossicazione da funghi e di un successivo controllo dei carabinieri nell’abitazione della famiglia, un casolare immerso nel bosco. Le autorità giudiziarie hanno stabilito la sospensione della responsabilità genitoriale, il trasferimento dei minori in una struttura protetta e la nomina di un tutore provvisorio, ritenendo necessarie misure di tutela immediate.

La decisione del tribunale ha suscitato reazioni politiche. Il vicepremier Matteo Salvini ha parlato di scelta “vergognosa”, sostenendo di voler seguire personalmente l’evoluzione della vicenda e di essere pronto a raggiungere Palmoli. “Ritengo vergognoso”, ha detto, “che lo Stato si occupi di entrare nel merito dell’educazione privata, delle scelte di vita personali di due genitori che hanno trovato nell’Italia un paese ospitale e che invece gli ruba i bambini. Sono stato nel campo rom di Giugliano la settimana scorsa, con centinaia di bimbi in età scolare e non a scuola, sporchi, senza insegnanti. Lì dove sono gli assistenti sociali? Dov’è la procura, il tribunale dei minori, lo Stato?”.

In risposta, l’Associazione nazionale magistrati dell’Abruzzo ha richiamato l’esigenza di evitare ogni forma di pressione sulla magistratura, definendo “inopportuno ogni tentativo di strumentalizzazione di casi che, per la loro particolarità, suscitano l’attenzione dei cittadini e dei media”, e sottolineando la complessità del lavoro svolto da procure e tribunali per i minorenni. Dalle motivazioni del provvedimento emergono due elementi principali: la preoccupazione per la vita di relazione dei minori, ritenuta compromessa in modo potenzialmente dannoso sul piano psicologico ed educativo, e le condizioni dell’abitazione, descritte come fatiscenti e prive di servizi essenziali, con possibili rischi per la sicurezza dei bambini.

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L’allontanamento è avvenuto nel tardo pomeriggio del giorno precedente, alla presenza di numerose forze dell’ordine. L’avvocato della famiglia Giovanni Angelucci ha riferito che la situazione si è svolta senza tensioni e ha annunciato ricorso contro la decisione del tribunale. Alla madre Catherine è stato consentito di accompagnare i figli nella casa famiglia, sebbene con orari di permanenza limitati. La donna ha raccontato di aver potuto vedere i bambini brevemente la sera e il mattino successivo: “Li ho visti solo ieri sera – ha spiegato in un’intervista a ‘Il Centro’ – poco prima che dormissero. Stamattina ho fatto colazione con loro, poi l’operatrice mi ha detto: ‘Per favore, vada di sopra’. È la regola. Qui sono gentili, ma devono rispettare l’ordine del giudice”.

Il padre, Nathan, rimasto nel casolare per accudire gli animali, ha espresso il timore di dover valutare soluzioni drastiche: “Noi vorremmo restare, ma abbiamo un’altra opzione: prendiamo i passaporti, mia moglie con i bambini tornano in Australia e io resto qui a badare agli animali. Speriamo di no, perché a noi piace la nostra casa qui”.

Franco Lodige, 22 novembre 2025

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