Politica

L’oscena sentenza Ue sui migranti e la coda di paglia dei nostri politici

I giudici si arrogano il diritto di scegliere quali Paesi sono sicuri e quali no. Ma perché Mattarella tace?

Sinistra Albania
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La sentenza della Corte europea con cui i giudici si arrogano il diritto di sancire la tracimazione di tutti i migranti del mondo in Italia è oscena, inaccettabile sotto tutti gli aspetti, ma scuote anche un bel numero di code di paglia.

Non parliamo di gente del giro Salis e Bonelli-Fratoianni, quelli è chiaro che tirano allo sfascio, più tagliagole entrano e più loro sono contenti, giocano alla rivoluzione etnica da cui si ritengono irraggiungibili nelle loro Tesla e case blindate. Non parliamo di una come Lella Schlein, del tutto avulsa, alienata da qualsivoglia problema di carattere concreto col suo passato sardinesco e i suoi plurimi passaporti da ereditiera. Ma i grillini, ma il Conte che, come Gino Bartali, bofonchia che “è tutto sbagliato, tutto da rifare”?

Non fu sotto di lui che gli afflussi di clandestini si fecero alluvione nella totale irresponsabilità, per giunta ad onta dei coprifuoco imposti abusivamente con la scusa del Covid? Sinistra e Chiesa stanno a guardare e se mai commentano compiaciute, come l’incredibile cardinal di Sant’Egidio, lo Zuppi; il papa missionario fa finta di niente, incoraggia i giovani del Giubileo che è il solito grande affare per la Roma cattolica e commerciale ma ha poco senso, anzi nessuno, nella prospettiva di una assunzione di responsabilità da parte di scout ed altri esaltati più o meno adolescenti che di fronte a un mondo ridotto a mattatoio non vanno oltre l’esibizionismo esaltato, le deliranti confessioni di massa al Circo Massimo in mutande, e per confessare cosa? La promiscuità dei venticinquemila ammassati gli uni sugli altri, i due o tre quintali di profilattici usati come ad ogni ammucchiata giubilare, pratiche sulle quali la Chiesa chiude gli occhi per quella indulgenza ipocrita che si giustifica con le pratiche promozionali?

Questi giovani con la chitarra e il sorriso fanatico d’ordinanza non si pongono alcun problema di fede, che è faccenda privata, dolorosa, impegnativa: si mostrano nel giovanilismo demenziale con le pose, le smorfie degli influencer, solo con la pretesa di difendere altri valori e chissà quali altri; il messaggio non detto, ma chiaro è “noi siamo diversi, noi rappresentiamo la santa speranza che le prossime generazioni non saranno tutte maranza”. Ma la pretesa faustiana è la stessa, la convinzione che basti essere giovani ad uscire dal cerchio della responsabilità, sia spirituale, morale o legale, è identica.

Torniamo alle code di paglia della pronuncia della Corte UE? Giorgia Meloni manda a dire ai giovani fanatici, o ipocriti, di continuare così, di farsi sentire, ma per dire cosa? Lei stessa ha commentato di fronte all’ennesimo boicotaggio del suo piano Albania che è una “decisione che sorprende”, ma sui suoi continui balletti con la Baronessa che orchestra il tutto, glissa con sconcertante disinvoltura: e invece gliene va chiesto conto, perché dopo tre anni di potere certa attitudine trasformistica non si può più accettare. Per non dire del Tajani ultraeuropeista, addirittura fondamentalista, che non fa una piega, ci gira intorno, come fosse normale che il governo di cui è vicepresidente venga sconfessato, addirittura mortificato da una Unione Europea in cui ha ricoperto ogni ruolo, pluricommissario, parlamentare e vicepresidente. Adesso di fronte alla provocazione se la cava con le solite formule alla vasellina, “non convince ma tanto fra un anno avremo nuove norme”. Come no, il campa cavallo burocratico. Ma Tajani non può non sapere che le nuove norme vanno approvate, applicate e i giudici europei pronunciano pour cause, per marcare un precedente.

Per farla breve, abbiamo un governo che più ostenta ortodossia e servilismo all’Unione, tranne certi scarti leghisti più di facciata che altro, e più dall’Europa viene umiliato e indotto a vessare i suoi cittadini. Da domani più ancora di ieri, per ogni crimine di tagliagole, o clandestini, o migranti, o maranza, o “terza generazione”, bisognerà ringraziare questi giudici europei ma pure certa inerzia opportunistica italiana.

Sarà pure come dice il nostro Mattarella, che dall’Europa non si esce, manco fosse una confraternità malavitosa, ed è chiaro il silenzio del Colle di fronte a una decisione che viceversa avrebbe richiesto un intervento immediato e durissimo. Ma si sa, al Quirinale sono più impegnati a ricevere, a medagliare atleti senza medaglie sul campo. Basta che anche questi si consegnino alla vulgata di Ventotene, di Europa non ne basta mai, meno fa o peggio fa e più “ce ne vuole ancora”. Anche quando la sua boss francamente impresentabile si fa imporre misure umilianti dall’America e poi infierisce si direbbe per ritorsione sui suoi cittadini già fin troppo massacrati. Anche quando America e Cina corrono una guerra tutta loro, fatta di innovazione tecnologica, e l’Europa è ferma ai tappi di plastica.

La cosa vergognosa è che già il governo fa il minimo sindacale per arginare, dirottare gli sbarchi, sui quali l’informazione ha rinunciato a fornire le cifre; e quel poco viene sistematicamente vanificato in modi e termini francamente inaccettabili, oltre il limite dell’offensivo: la pronuncia della Corte UE in sostanza insinua che l’Italia sia una specie di galera governata da aguzzini irresponsabili, tenuti però a prendersi tutti i disperati della terra. E il governo si limita a farfugliare qualche frase di circostanza, quasi scusandosi, senza alcun orgoglio istituzionale e sì che abbiamo al potere una destra a parole nazionalistica? Fino a quando si dovrà giocare ancora sull’ipocrisia per cui non si può uscire da una Unione che con tutta evidenza ci vuole grecizzare? Dicono che non c’è alternativa, che dalla Ue non si esce se non in una bara. Ma perché poi? Ed è davvero il caso di farsi seppellire ancora vivi tutto sommato?

Max Del Papa, 4 agosto 2025

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