Caffè avvelenato

L’Ue ama i poveri e ne vuole di più

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

Ursula von der Leyen Iran Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Qui al bar non ci stupiamo praticamente più di nulla, eppure l’Europa riesce ancora a stupirci. Nel bel mezzo della crisi più nera degli ultimi cinquant’anni, con danni alle economie globali già destinati a scontare effetti di lungo periodo anche se la guerra in Iran dovesse finire oggi, e con la prospettiva che i combattimenti durino ancora parecchio, uno si aspetterebbe che l’Ue, che dal punto di vista geopolitico vale quanto il due di coppe quando la briscola è a bastoni, almeno si sforzi di favorire soluzioni tampone, per alleviare il danno ai consumatori. E invece no: la Commissione Ue dice di stare attenti a erogare aiuti, perché potrebbero avere “conseguenze fiscali”.

Tradotto: siccome lorsignori non vogliono sospendere il Patto di stabilità finché non ci sarà la recessione (che è un po’ come dire che non si somministra alcuna medicina al paziente prima che sia in fin di vita), allora esortano gli Stati a non compromettere il rigore dei bilanci. La soluzione alternativa, a Bruxelles, l’hanno già trovata: non sostegno ai cittadini, semmai razionamenti e lockdown. Sembra quasi che gli eurocrati si freghino le mani, al pensiero di tornare alla modalità emergenziale della pandemia. Ci hanno preso gusto, dopo il delirio bellicista antirusso, a irreggimentarci come soldatini.

D’altronde, in Germania i maschi in età di leva già dovranno chiedere il permesso all’esercito per lasciare il Paese per periodi più lunghi di tre mesi. È la “nuova normalità”, direbbe qualcuno. L’Unione che ci prometteva un futuro di pace e prosperità, lavorando un giorno in meno ma guadagnando per un giorno in più o giù di lì, adesso ci prospetta sacrifici, rinunce e disposizioni marziali. Tanto, la benzina e il gasolio, o quello che ne rimarrà, li pagheremo noi. Si vede che, come la sinistra di montanelliana memoria, anche l’Europa ama talmente tanto i poveri che ne vuole di più.

Il Barista, 7 aprile 2026

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