L’ultima follia? Prendersela con i medici

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La battaglia contro il Coronavirus sarà lunga e logorante, l’avversario sta approfittando dei nostri punti deboli come la carenza infrastrutturale sanitaria, la cui strategicità sta recuperando la irrinunciabile centralità nel dibattito pubblico. All’emergenza attuale dettata dall’epidemia pandemica da Covid-19, la cui dimensione nanometrica e virilità di propagazione gli permette di agire in uno spettro di azione globale, stiamo replicando tatticamente con l’impiego delle limitate risorse disponibili. Occorre investire nella strategia sanitaria per conseguire un’efficacia di reazione all’insorgenza delle criticità virali che hanno potenzialità di collassare il nostro sistema ospedaliero.

Siamo coinvolti in una guerra asimmetrica che attesta l’iniqua distribuzione delle risorse fra i belligeranti con il nemico mimetizzato in vettori asintomatici, che ne agevolano la moltiplicazione, e che sfrutta le debolezze dell’avversario per imporre la sua letalità. In questa guerra non convenzionale i combattenti sul fronte ospedaliero, medici, infermieri e volontari, stanno eroicamente compensando le insufficienze di dotazione sanitarie stratificatesi negli anni.

Nella rituale conferenza dalla sede della Protezione Civile le parole dell’epidemiologo Paolo D’Ancona, dell’Istituto Superiore di Sanità, non fanno certamente onore agli operatori sanitari che, anziché essere omaggiati per la loro dedizione alla salute pubblica, sono stati ammoniti per imprudenza. Il dottor D’Ancona, in riferimento al grande numero di sanitari contagiati, ha dichiarato che “dobbiamo approfondire se l’esposizione è avvenuta professionalmente o al di fuori dell’ambiente di lavoro” come a prefigurare un’indagine interna per geolocalizzare la contrazione del virus. Contrarre una malattia infettiva quando sei medico è un infortunio sul lavoro che implica risarcimenti soprattutto se non sono state consegnate in quantità congrua le DPI (dotazioni di protezione individuale).

Alcuni commentatori hanno manipolato le parole del premier inglese Boris Johnson che, assistito dalla comunità scientifica anglosassone, ha con solennità anticipato gli scenari drammatici che possono derivare dal morbo. Ebbene, gli sbandieratori del sentimentalismo, che è una versione patetica ed ipocrita del sentimento, e i predatori di like hanno attribuito a BoJo un disegno di genocidio del suo popolo. La frase “abituatevi alla morte dei vostri familiari” non l’ha mai pronunciata ma ha pronosticato dei lutti, confidando nella maturità del suo popolo nel recepire il messaggio senza quei pleonastici ricami lessicali a cui noi italiani siamo abituati.

Intanto, Donald Trump annuncia un piano di monitoraggio preventivo, stanziando 50 miliardi di dollari per fronteggiare l’emergenza e Wall Street gli ha riconosciuto fiducia con l’impennata degli indici di Borsa. Oggi si riunisce l’Eurogruppo che ha invertito l’ordine del giorno, anticipando il tema Covid-19 che era stato, improvvidamente, accantonato all’ultimo punto.


La decisione della Merkel di far decollare l’helicopter money, immettendo in sostegno delle imprese 550 miliardi di euro per fronteggiare l’emergenza coronavirus, dovrebbe imporre al governo italiano di valutare se è il caso di contribuire con 110 miliardi al fondo del Mes, perché non possiamo permetterci di rinunciare a risorse che andrebbero destinate esclusivamente all’economia nazionale.

Andrea Amata per Il Tempo, 16 marzo 2020

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