Donald Trump torna sulla crisi in Ucraina e invia un nuovo messaggio a Vladimir Putin. Visibilmente stizzito dall’atteggiamento dalla Russia – tutt’altro che interessata alla pace – il presidente americano ha inviato un nuovo ultimatum a Mosca: dieci giorni da oggi. Il tycoon ha accorciato i tempi, dunque, ribadendo che la Russia andrà incontro a nuove severe sanzioni, compresi dazi secondari, se non accetterà il cessate il fuoco con l’Ucraina.
“Non so se questo avrà un effetto sulla Russia, perché lui vuole ovviamente, probabilmente, continuare la guerra. Noi metteremo i dazi” ha spiegato Trump parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One durante il volo dalla Scozia a Washington. Pochi giorni fa il capo della Casa Bianca si era detto deluso da Putin, sottolineando di non essere più interessato a parlare con il suo omologo russo.
Il nuovo ultimatum era già stato lanciato da Trump alla fine di un colloquio con il premier britannico Keir Starmer in Scozia. Il presidente Usa aveva detto di aver creduto “più volte” nel recente passato di poter essere vicino a “una soluzione” per mettere fine alla guerra in Ucraina. “E poi Putin prende e lancia missili contro città come Kiev, facendo molti morti in una casa di riposo o dove sia” la sua analisi. Le stesse parole, più o meno, usate quando il 14 luglio aveva dato a Mosca un ultimatum di 50 giorni, minacciando “dazi molto severi”, al “cento per cento”, se non si fosse raggiunto un accordo in quel lasso di tempo.
Dal canto suo, la Russia non dà segnali di volere fermarsi. Le sue richieste per porre fine al conflitto sono “indiscutibili”, ha detto il ministro degli Esteri Serghei Lavrov. Ed esse comprendono la rinuncia di Kiev a entrare nell’Alleanza Atlantica e il riconoscimento come territorio russo delle quattro regioni finora parzialmente occupate (Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson), oltre alla Crimea.
Il messaggio a Putin
Ma non è tutto. Due settimane fa, un aereo cargo militare statunitense ha trasportato un carico di bombe nucleari tattiche presso una base nel Regno Unito. È la prima volta che avviene un simile dispiegamento dal 2008. Secondo quanto rivelato da Bloomberg, si tratterebbe di un chiaro messaggio dell’amministrazione Trump nei confronti di Putin.
Nonostante nei mesi recenti siano circolate ipotesi su un possibile disimpegno degli Stati Uniti dall’Europa, questo trasferimento suggerisce tutt’altro: Washington sembra intenzionata a rafforzare la sicurezza del continente attraverso la Nato, partendo proprio dall’alleato britannico.
Il volo è stato effettuato da un C-17 della Prime Nuclear Airlift Force, l’unico reparto dell’aeronautica americana autorizzato al trasporto di ordigni nucleari. Un dettaglio insolito ha attirato l’attenzione: l’aereo aveva il transponder attivato, rendendo visibile la rotta anche a osservatori esterni, inclusa la Russia.
Il cargo è partito dal deposito nucleare di Kirtland, ad Albuquerque (New Mexico), ed è atterrato presso la base RAF di Lakenheath, nel Suffolk, dove recentemente sono stati completati i nuovi squadroni dotati di caccia F-35A. Questi velivoli di quinta generazione sono certificati per trasportare le nuove bombe tattiche B61-12, che, secondo molti analisti, costituivano il carico del volo. Da tempo, la base di Lakenheath è al centro di lavori di ampliamento finanziati con fondi americani, destinati a ospitare strutture per lo stoccaggio di armi nucleari, come confermato anche da documenti del Pentagono.
Hans Kristensen, direttore del Nuclear Information Project presso la Federation of American Scientists, ha affermato che ci sono “forti indicazioni” riguardo al ritorno delle testate nucleari statunitensi nel Regno Unito. Questo potrebbe aumentare l’arsenale nucleare americano in Europa da circa 100 a 125-130 bombe, una quantità che non si vedeva dalla fine della Guerra Fredda. Inoltre, vi sarebbero stati movimenti simili anche verso basi in Belgio e nei Paesi Bassi, entrambi membri del programma di condivisione nucleare della Nato.
Il Regno Unito gioca un ruolo chiave in questo scenario. Oltre a ospitare basi militari statunitensi, Londra possiede il proprio deterrente nucleare: i sottomarini armati con missili Trident. Il governo laburista del primo ministro Keir Starmer ha recentemente annunciato l’acquisto di almeno 12 F-35A, che permetteranno anche alla RAF, oltre che alla Royal Navy, di partecipare a eventuali missioni nucleari sotto egida NATO. Secondo documenti del Ministero della Difesa, questi aerei saranno disponibili in futuro per impieghi non convenzionali.
Durante un recente incontro nel Regno Unito, Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron hanno annunciato un accordo di cooperazione per il coordinamento dei rispettivi deterrenti nucleari, un’intesa che rafforza ulteriormente la postura atomica europea. Tutti questi sviluppi hanno generato forte preoccupazione tra i gruppi pacifisti e le organizzazioni contrarie alla proliferazione delle armi nucleari. La Campaign for Nuclear Disarmament ha chiesto che il primo ministro riferisca in Parlamento sull’arrivo delle testate statunitensi, ma i vertici della Difesa hanno ribadito la linea della Nato: la posizione delle armi nucleari resta una questione riservata.
Franco Lodige, 30 luglio 2025
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Immagine generata da AI tramite LeonardoAI


