Piccola curiosità. Si parla tanto del campo largo come soluzione per il centrosinistra per battere il centrodestra alle prossime elezioni politiche. E viene citato l’esempio Campania a testimonianza.
Ora, due premesse: la prima è che mi pare ovvio che l’unione possa fare la forza, non credo ci fosse bisogno dell’arguzia di Conte o Schlein per arrivare a questa conclusione; la seconda è che lo stesso campo largo, in Veneto, ha comunque pigliato una scoppola epocale, motivo per cui non mi baserei su un dato regionale, che può cambiare da territorio a territorio.
Però ho voluto provare ad avere un riscontro dai numeri, confrontando cos’è successo in Campania a queste regionali, dove Pd e M5S sono andati uniti, rispetto alle precedenti regionali e alle ultime politiche, dove invece sono andati divisi, ragionando in termini di percentuali perché ovviamente l’affluenza incide sul totale dei voti. Bene, i numeri ci dicono che il candidato unico del campo largo, cioè Fico, ha preso il 60% dei voti, mentre Pd e M5S, in totale, hanno raccolto il 41% delle preferenze di lista. Nel 2020, cioè alle regionali precedenti, quando i due partiti avevano presentato ognuno un proprio candidato, ai due presidenti era andato un totale del 79% dei voti, mentre come voti di lista si è rimasti pressoché invariati, sempre il 41%.
Poi ci sono le politiche del 2022. In quel caso, andando sempre divisi, il totale dei voti raccolti da Pd e M5S è addirittura del 55%, quindi quattordici punti in più. Conclusione: andare insieme può essere cosa buona e giusta, ma conta anche cosa si ha da dire all’elettorato, perché l’essere uniti non è affatto garanzia di vittoria.
Tradotto in soldoni: si va uniti per fare cosa? Ecco, questo mi sembra il punto più essenziale da chiarire, per una coalizione che punta a tenere insieme tutti, da Calenda a Bonelli e Fratoianni. In bocca al lupo…
Guglielmo Mastroianni, 26 novembre 2025
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@ Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


