Ma chi è davvero Milei?

Dagli studi keynesiani alla rivoluzione libertaria: la traiettoria di un presidente fuori dagli schemi - La versione di Milei 

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milei

“La fatica è la madre del successo”: questo è uno dei motti preferiti dal Presidente Milei, che indica un’indole che non vuole dipendere da altri, che punta ad affermarsi con le proprie forze, che non crede in comportamenti opportunistici e non vuole fare né subire atti di parassitismo. Una persona per bene, si potrebbe dire; mentre invece l’immagine che viene diffusa è ben diversa. Se si consulta la rete e si dà retta ai mezzi di comunicazione mainstream, Milei viene rappresentato per lo più come un esagitato un po’ eccentrico.

La sua discesa nell’agone politico lo ha portato a condurre una serie di campagne elettorali, l’ultima delle quali lo ha visto vincere le elezioni presidenziali della Repubblica Argentina. Di questa sua incredibile campagna, che ha avuto un risultato inaspettato, la stampa internazionale ha diffuso ed enfatizzato gli aspetti più folkloristici (come l’uso della motosega, simbolo dei tagli da attuare nella spesa pubblica e nell’apparato statale, oppure le espressioni colorite dei suoi slogan, diventati famosi tormentoni) e tuttora la vulgata prevalente lo descrive come un eccentrico “populista radicale e mercantile” oppure come “liberista di ultradestra” e altri sproloqui di tal fatta.

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In realtà stiamo parlando di una persona con una formazione economica di alto livello, con una competenza, in special modo su questioni di economia politica e di politica economica, non così comune in chi fa politica.

Javier Gerardo Milei, nato a Buenos Aires nel 1970, si è laureato in economia all’Università di Belgrano nella capitale argentina, conseguendo poi un master presso l’IDES (Istituto per lo sviluppo economico e sociale). In questa prima fase il suo percorso di studi è condizionato dai programmi universitari orientati su posizioni keynesiane (da John Maynard Keynes [1883-1946], economista che ebbe e continua ad avere grande spazio e influenza nella formazione di economisti interventisti e statalisti, e cioè la maggior parte). Lo stesso Milei ebbe a dire che da quel primo percorso di studi ne uscì “formato con la tipica struttura analitica di centrosinistra, ossia un post-keynesiano con sfumature da strutturalista”.

Diventato assistente di Microeconomia presso l’Università di Buenos Aires, continua ad approfondire ulteriormente gli studi di economia, iniziando a riscontrare le grandi contraddizioni che emergevano da un’attenta analisi delle teorie keynesiane. Per questo intraprende un nuovo percorso di studi post-laurea in Economia presso l’Università Torcuato Di Tella (UTDT). Questi nuovi studi determinano un cambiamento radicale nel suo percorso di crescita come economista, percorso che successivamente lo porterà ad avvicinarsi ai grandi economisti liberali e liberisti della Scuola austriaca e di quella di Chicago.

Questo significava affrontare le opere di giganti dell’economia e della filosofia del calibro di Carl Menger (1840-1921), Ludwig von Mises (1881-1973), Friedrich August von Hayek (1899-1992), premio Nobel per l’economia nel 1974, Milton Friedman (1912-2006), premio Nobel per l’economia nel 1976, e poi anche di Murray N. Rothbard (1926-1995), allievo di Ludwig von Mises. Di questi autori e di questo percorso di Milei avremo modo di riparlare nei prossimi articoli. Nel frattempo basti dire che quando Milei parla di sviluppo economico, di cicli economici, di inflazione, di teorie monetarie, di microeconomia e macroeconomia, sa di che cosa sta parlando! E lo fa sapendo far di conto, citando a memoria e conoscendo a menadito le opere degli autori di cui sopra, e non solo di quelli.

Parallelamente al percorso accademico, alle pubblicazioni e alle attività di docenza presso università nazionali ed estere, Milei esercita attività professionali collaborando, come analista (ha grandi competenze econometriche e perciò si trova a suo agio tra le formule matematiche e statistiche applicate all’economia) e consulente, con aziende pubbliche e private. Negli anni Duemila intraprende una importante attività divulgativa anche attraverso una diffusa presenza in programmi televisivi e canali in rete.

Il centro di questa attività rimane la divulgazione di teorie economiche di impostazione liberale, liberista e libertaria, di cui diviene convinto sostenitore. Si cimenta anche in spettacoli di intrattenimento e come attore teatrale nell’opera El consultorio de Milei (2018), di cui è anche autore. Tutte attività con le quali aumenta la sua popolarità, sempre con l’intento divulgativo di coniugare argomenti e contenuti accademici con la passione per le idee di libertà in tutte le sue espressioni.

Tutto questo lo porta a intraprendere quella che definisce come una vera e propria “battaglia culturale”, che però mostra dei limiti. Questi limiti lo porteranno a ritenere che la battaglia culturale sia necessaria ma non sufficiente, convincendolo a doversi impegnare anche nella battaglia politica. Tra il 2019 e il 2020 inizia la sua attività politica avvicinandosi al Partido Libertario; nel 2021 viene eletto deputato e fonda la formazione politica La Libertad Avanza (LLA). Si candida nell’ottobre del 2023 alle presidenziali in Argentina e le vince al ballottaggio del mese successivo.

Da quel momento inizia un complicato cammino (tuttora in corso) di riforme per riportare l’Argentina verso uno sviluppo economico di mercato, mettendo mano ai danni inflitti da decenni di politiche stataliste di stampo socialista. Un’impresa titanica di cui avremo modo di parlare prossimamente.

Milei diventa anche una sorta di curioso paradosso, caratterizzato dal fatto che un libertario antistatalista, votato alla riduzione al minimo del ruolo dello Stato, ne diventi il Presidente. A chi gli chiedeva, durante le campagne elettorali, come mai proprio lui, che avendo in odio la politica e lo Stato aveva deciso di invischiarsi in quell’agone, rispondeva dicendo che bisognava calarsi nel fango perché la battaglia culturale non bastava, e perché “le mamme mi avvicinano e mi dicono che sono l’unica speranza che hanno che i loro figli non se ne vadano”.

Da quel momento iniziano anche le rappresentazioni distorte del personaggio Milei, contro il quale tutta la malafede di una informazione faziosa e tendenziosa viene a galla e si dispiega. E nascono le “diverse versioni” di Milei.

Qui presentiamo “la versione di Milei” che analizza le teorie economiche alle quali si ispira e sulle quali si basa la sua azione: il tentativo di iniettare provvedimenti di stampo liberale e liberista per rilanciare una situazione politica ed economica compromessa da decenni di statalismo dilagante. Scenario che ha certamente caratterizzato l’Argentina che Milei ha ereditato, ma che è ben diffuso, con variegate declinazioni, anche in molti altri Paesi del mondo.

Fabrizio Bonali, 5 aprile 2026

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