Come vi avevo detto (fatemela pur dire ‘sta frase odiosa, saccente: quando ci vuole, ci vuole) arriva inesorabile, inevitabile, fatale come il riscaldamento globale d’agosto, la pippetta di soccorso di Travaglio per l’amico dell’amico degli amici dell’amico Sigfridone (pare quell’inno genderfluid di Annalisa, “ho visto lui che bacia lei che bacia lei che bacia lui che bacia una fonte). A quanto è dato capire, il ragazzo ultimamente pare un po’ appannato, la tesi del direttore del Tovarish Quotidiano è semplice, lineare, forse troppo: Lavitola era un berlusconiano. Basta poco, che ce vo’? Più precisamente, “un faccendiere berlusconiano, massone e pregiudicato”, ma il resto son dettagli, che essendo appunto berlusconiano manipolava lo sprovveduto Ranucci, suo migliore amico ma incidentalmente, appena appena, il quale, sapendone una più del diavolo (sempre rigorosamente verificando), ma essendo in fondo un ibrido fra Rocco Siffredi, Cenerentola e Alice nel Paese delle meraviglie dell’infopolitics, non se ne accorgeva: “Troppa alimentazioone” direbbe Oliver Hardy, le overdose di brodetti e cozze e scorfani alla fine obnubliano.
L’ha detto anche il gip: Ranucci non c’entra, non se l’è mai fatto da solo il bombino. Infatti nessuno lo ha mai sostenuto coram populo, tanto meno “il peggio della politica e della stampa”, cioè tutti tranne il Fattopyat’Stellovski, casomai, al netto delle insinuazioni malevole sulle quali il mondo campa, e davvero dalle parti del Fatto converrebbe evitare questo aspetto, ci si interrogava, come sempre succede tranne quando si hanno per le mani solo solide realtà: Minetti, Nordio, eccetera: insomma, che accidenti succede qui, che non si capisce più niente? Un paladino dell’informazione slanciata che traffica con un losco intrallazzone che gli mette un ordigno ma resta amico?
Invece no, occuparsene è accanimento con “le centinaia di articoli contro il programma che danni i peggiori lestofanti sognano di cancellare”, poffarbacco. Invece le milionate di articoli, di libri su Berlusconi e la mafia, Berlusconi e la scabbia, Berlusconi e la fine dei tempi, quelli eran tutta roba fresca, genuina. Sempre un po’ quella morale cubista, se le messe di articoli li faccio io sono inchieste a schienadritta, doverose, democratiche, se vengono dagli altri sono rappresaglie di lestofanti. Invece il cerchio magico del wagneriano Sigfrido, fra Lavitola, presunto datore di malefatte di Tavares, boyguard di Rita de Crescenzo la tiktoker di porcellana, amiconissima di Maria Rosaria Boccia, perdutamente apostola di Sigrfid, “per me rasenta la perfezione”, questa è tutta roba trascurabile, di costume. Che rasenta la normalità, eh?
Le argomentazioni del Travaglio non convincono, hanno la consistenza delle suggestioni: “Tutto il resto, cioè il movente dell’attentato, è un campo minato di domande senza risposte”. Sì, d’accordo, ma a parte la prosa vagamente evocativa, dannunziana, insomma Ranucci è il non plus ultra dell’acume, a lui non la si fa, oppure un eterno fanciullone che perfino un mascalzone, ovviamente berlusconiano, come Lavitola può rigirarsi su un dito a piacimento? Poi, per la carità, possiamo capire benissimo che convenga spostare il focus sul campo minato del movente anziché sullo sfondo delle frequentazione, che dovrebbero imbarazzare chiunque, tanto più se misurate col metro del moralismo travagliato.
Non lo scopriremo neanche vivendo, son di quei misteri al frittomisto che alla fine restano tali, per carità di patria; sta di fatto che la difesa a oltranza, fraterna più che amicale, di uno che ti mette un petardo sotto al culo lascia come minimo disorientati: andrebbe sviscerata meglio, se non dispiace, non con gli gnegne proverbiali, e su! Cioè Ranucci continua a tener su il cozzaro nero, ma pure un po’ giallorosso, sapendo che gli aveva fatto il sopralluogo avanti casa con quell’altro, lo slavato che pare Jason Arday, il prof prodigio di Cambridge che, tra le varie balle, correva le maratone a gambe rotte ed era stato nero di sci: ma come, gli fa quasi saltare la casa e ancora lo difende? E sta nell’ordinanza, eh, si vede che al Trav, di solito così attento, è leggermente sfuggito. Come la circostanza insinuata dall’’interessato, Eros Sigfrido, che lo slavato appartenesse al terrificante putiniano battaglione Wagner. Chissà come mai, anche se la faccenda qui sembra prendere più la piega di una canzone surreale della Carrà che di un intrigo di Le Carrè (mi è sembrato di sentire un rumore, rumore).
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Anche la faccenda dell’attentato (“disgrazièto maledètto, ha tentato di farmi fuori: ma non c’è riuscito perché… lo ammazzo, arrivederci”. Lino Banfi preside) per lanciarlo in politica a mezzo questionario dal quale Sigfrid era totalmente dissociato, però pare collaborasse nella stesura… “Certamente Ranucci è stato ingenuo”. E va beh. Sta di fatto che non puoi cavartela osservando che se pure come consigliere era un manipolatore di “raffinata astuzia”, come bombarolo era una pippa e si è fatto subito beccare e carcerà (come il Principe di Mario Brega): che sillogismo è? Poi hai voglia ad accanirti sulla stampa fellona, ah no, lestofante; ma quando viene fuori un mormorio del bosco, costante, da due anni, “Valter non dice sempre cose sbagliate, saresti se non l’unico uno dei pochissimi leader potabili di questo Paese”, e Sigfrido che in chat si gonfia tutto come la rana di Esopo, o l’altra, Valter prestami Tavares (lo slavato) che sono in difficoltà, e Tavares è un notorio malfattore pericoloso, beh, tutta la cremeria anichettista va proprio a farsi sciogliere.
Sì, questo prontosoccorso pare davvero un cremino perfetto, però si squaglia subito. Oh, per favore, cherie! Guarda che qui scoppia una bomba!… guarda le mani, guarda…! Forse i pennini di sostegno al Fatto non bastano più, Travaglio dovrebbe imbarcare pure Fulvio Abbate, altro disinvolto commensale. Di Lavitola. E quindi di Ranucci. Che adesso eroga interviste autoreferenziali, “Valter era pensoso ma tranquillo, parlavamo di patate fritte”. Sempre lì si va a parare. Eravamo io, Valter, Sigfrido, Patty Pravo, Pupo e Bobo Craxi. Mamma mia che tristezza che mette questa storia: gira che ti rigira amore bello, saranno pure tutte vergini, martiri e sbomballate, ma il circolo o circo che ne vien fuori è di una deprimenza assoluta. In sé e per certe difese d’ufficio. Chi cerca Trava, anche il modo di arrampicarsi sui vetri insaponati con le ditine cosparse d’olio. Andiamo, puoi fare meglio di così. Oppure no, non puoi?
Max Del Papa, 11 agosto 2026
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