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Ma Greta è popolo o élite?

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Quella di Greta Thunberg e dei suoi ragazzi (volgare chiamarli gretini) è una rivoluzione di popolo oppure di classe dominante? Questa è la domanda che come apòta mi sono posto, tutto il resto la considero fuffa mediatica, che serve per mascherare bassa cucina. In altre parole, sono i prodromi di una rivoluzione d’ottobre 2.0, cioè masse di giovani, disperati e furibondi, contro i loschi Zar di Silicon Valley e i nazicomunisti di Xi Jinping che stanno distruggendo il mondo occidentale? Oppure è una rivoluzione markettara, cioè i junior delle élite contro i loro senior (come fu il Sessantotto) atta a sostituire la vecchia classe dominante ormai bollita, rimpiazzando i CEO con i loro vice?

La “fame di vento” delle Ecclesiaste che Guido Ceronetti tradusse “vento che ha fame” ci porterà a una rivoluzione radicale contro l’attuale stile di vita, condizionato dal Pil assunto a divinità laica? David Goodhart definisce l’attuale classe dominante anywhere e somewhere per far intendere che sono a loro agio ovunque, grazie alla loro (grottesca) superiorità morale. Costoro hanno dimenticato l’insegnamento del grande pensatore francese Alfred Sauvy che ha scolpito nella pietra parole alle quali ormai ci ispiriamo solo più noi quattro gatti liberali nature: “La democrazia non è mettersi d’accordo, ma sapersi dividere”.

Per esempio se si crede al riscaldamento terrestre e si vuole energia esente da CO2, questa c’è già, il nucleare (infatti la Cina ha messo in costruzione altre 25 megacentrali). Il grande filosofo Alain Finkielkraut ai giovani di Greta ha posto un quesito definitivo: “Il nucleare è parte del problema o è la soluzione?” E poi come la mettiamo con lo schifoso kerosene usato per gli aerei che, a detta degli scienziati, inquinano pesantemente i cieli? E che dire della gauche kèrosène europea & californiana sempre presente a tutte le manifestazioni per abbattere il CO2, con le loro flotte di Gulfstream che ne producono in modo fantozziano? E poi perché non dirci che tutti i vertici sul clima, da Kyoto a Parigi, e pure il recentissimo Onu a New York, sono da trent’anni buffonate comunicazionali? Perché un silenzio totale su Cina, India, Germania (tutti carbone dipendenti), e via via tutti gli altri firmano impegni che sanno in anticipo che non manterranno, esattamente come l’America che è passata dalla firma senza mantenere gli impegni (Barack Obama) al non firmare (Donald Trump), ovviamente con risultati identici.