Cronaca

Ma il piccolo rom non è così piccolo

L'omicidio di Cecilia De Astis e i quattro nomadi. Giusto non punirli penalmente, però a 13 anni un minimo di coscienza devi averla

bambini rom incidente
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Se c’è una nota positiva in questa tragica, tremenda storia della morte di Cecilia De Astis – travolta e uccisa da quattro bambini rom saliti a bordo di un’auto rubata – è la reazione composta ed educata dei figli della donna. Non una parola fuori posto nelle varie dichiarazioni ai media, nonostante la rabbia per un decesso assurdo, senza senso, criminale per la mala educazione impartita ai piccoli nomadi. Ha ragione Filippo a dire che non tutta la responsabilità può essere addossata a ragazzini sotto i 14 anni. Ma è nel giusto anche il fratello Gaetano quando spiega che però, a 12 o 13 anni, un minimo di coscienza dovresti averla. Dovresti sapere “cosa è giusto e cosa è sbagliato”. Da che parte stanno il bene e il male.

Perché è vero: 11 anni sono pochi. Ci può stare che uno abbia paura delle conseguenze delle proprie azioni e vada a nascondersi nel campo rom sperando di farla franca. Ma non stiamo parlando di una marachella. Quei quattro ragazzini non hanno sottratto le caramelle ad un bar, rotto qualcosa, fatto a botte al parco o scatenato una rissa durante una partita di pallone. Hanno scientemente sottratto le valigie da un’auto parcheggiata in strada, hanno portato la refurtiva a “casa”, hanno scoperto le chiavi del mezzo, sono tornati a prenderlo, hanno guidato due volte quella Citroen fino a lanciarla a tutta velocità contro la povera Cecilia. Innocente. Incolpevole. Sfortunata. E poi l’hanno lasciata lì a morire come un cane sull’asfalto, senza neppure voltarsi a chiedere ‘come stai?’.

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“Poi io posso capire che sono bambini, va bene, però dietro ai bambini c’è sempre una famiglia”, dice Gaetano. Ed è questo il punto. Perché il più grande della banda, il 13enne che era alla guida, non è “così” piccolo quanto vorremmo credere. Per la legge italiana tra un annetto, forse anche meno se nato a gennaio, potrebbe conseguire il “patentino” e guidare ciclomotori, Ape car e minicar a quattro ruote. Se pensiamo che tra quattro mesi i suoi coetanei faranno la fila al semaforo col motorino, sfrecceranno per le strade come fatto da milioni di 14enni in Italia, allora possiamo attenderci che a 13 anni sappia – come minimo – che rubare è reato, che mettersi alla guida di un’auto da adulti può essere pericoloso per sé, per i fratelli e per gli altri, che se colpisci qualcuno e lo fai cadere ti fermi almeno a chiamare i soccorsi. Invece no. Il 13enne ha rubato, guidato, ucciso. Non è punibile e va bene così. Però non passi l’idea che “poverini non sapevano cosa stavano facendo”. Perché, come dice Gaetano, a quell’età un minimo di coscienza devi averla.

Giuseppe De Lorenzo, 15 agosto 2025

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