Per quanto riguarda il teatro europeo, la Seconda Guerra Mondiale si concluse l’8 maggio 1945 con la resa della Germania. Fu in quel clima che i russi – segretamente, non essendo in guerra con il Giappone – si impegnarono a intervenire militarmente laggiù novanta giorni dopo. La scadenza fu quindi fissata all’8 agosto.
È forse per impedire quello scenario concordato ma indesiderato – meglio essere l’unica potenza a mettere sotto tutela il Paese del Sol Levante – che due giorni prima, il 6 agosto, gli Stati Uniti hanno sganciato su Hiroshima la prima bomba atomica della storia? Una ipotesi degna di nota sostiene proprio questo: in un articolo di tre pagine pubblicato il 2 dicembre 1949 sulla “University of Pennsylvania Law Review”, Fear, War and the Bomb, del fisico britannico vincitore del premio Nobel nel 1948 Patrick Maynard Stuart Blackett. (Tra le varie teorie sull’argomento c’era quella secondo cui gli Stati Uniti avevano investito troppo tempo e denaro nell’intera complessa impresa per non portarla a termine testando il dispositivo).
In relazione a:
1. Molti commentatori sostengono che l’uso delle bombe atomiche (che costrinsero il Giappone alla resa) salvò in definitiva delle vite, tra cui quella degli americani, evitando un conflitto prolungato.
2. L’affermazione che Tokyo non stesse valutando l’idea di negoziare la fine del
conflitto non dovrebbe essere presa per buona. È documentata una comunicazione dell’allora ministro degli Esteri giapponese Shigenori Togo al suo ambasciatore in Russia, datata 13 luglio, che afferma: “La resa incondizionata è l’unico ostacolo alla pace”. Se gli Stati Uniti avessero accettato – come poi accadde – che l’Imperatore rimanesse al potere invece di abdicare…
3. Quanto alle responsabilità: è l’8 gennaio 1953. Winston Churchill sta cenando all’ambasciata britannica a Washington con Harry Truman, a cui mancano meno di due settimane alla Casa Bianca. Verso la fine del pasto osserva: “Spero che abbiate la risposta pronta per l’ora in cui ci troveremo entrambi davanti a San Pietro e lui dirà che siamo noi due i responsabili del lancio di quelle bombe atomiche”. È certo, aggiunge sollecitato da uno dei presenti, che il Creatore non li condannerà senza un’udienza che, visti gli atti commessi, è inevitabile.
Ogni volta che penso a queste parole di Winston, ritrovo un verso preciso del bel Decimo Giunio Giovenale che, come sempre profondo, annota e chiede: “Gli altri possono perdonarti. Sei tu capace di perdonare te stesso?”. Il grande statista, almeno sotto questo aspetto, non poteva!
Mauro della Porta Raffo
Presidente Onorario della Fondazione Italia–USA
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