Leggo dei due studenti che si sono rifiutati di sostenere la prova orale all’esame di maturità perché “i voti sono solo una competizione, nessun professore si interessa sul come io stia veramente.” Leggo del loro gesto “coraggioso”, del loro “voler andare contro il sistema”. Del loro sentirsi ribelli e rivoluzionari. Sorrido. Perché penso che sia giusto e sacrosanto che i giovani manifestino le loro incertezze, i loro bisogni.
Ma sorrido soprattutto perché subito dopo mi vengono in mente tutti quei ragazzi con varie disabilità, dalla sindrome di down all’autismo, che hanno dovuto lottare contro autentici mostri giganti, per riuscire anche solo a sedersi davanti a dei professori, epiche imprese già solo dall’esame di terza media. E che ce l’hanno fatta. A quei professori hanno parlato. Risposto. E che si sono presi il diploma di scuola media, poi hanno fatto la maturità, diversi di loro sono arrivati anche alla laurea.
Ragazzi che sanno già che la vita non ti chiede come stai, prima di prenderti a calci in culo e nemmeno ti dà un voto per valutare se li hai saputi prendere bene o male, quei calci. E non posso fare a meno di pensare che sia il loro, il vero coraggio, che siano loro ad essere andati contro un sistema che li prevede ai margini e fuori competizione.
Che siano loro i veri ribelli e rivoluzionari.
Guglielmo Mastroianni, 11 luglio 2025
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