“La madre intenzionale ha diritto al congedo di paternità: sentenza storica della Corte costituzionale”, questo forse il titolo più efficace, pubblicato sul sito di Open, che definisce questa ennesima guarentigia di natura assistenziale, visto che paga sempre Pantalone attraverso l’Inps, di questo disgraziato Paese. Una guarentigia in perfetto stile “woke” che, nella mia molto ristretta visione di liberal-conservatore, rappresenta un ulteriore passettino verso l’inferno di un mondo nel quale tutto è possibile, ma proprio tutto.
In particolare, la Consulta stabilisce in modo perentorio che “è costituzionalmente illegittimo l’articolo 27-bis del decreto legislativo numero 151 del 2001 nella parte in cui non riconosce il congedo di paternità obbligatorio a una lavoratrice, genitore intenzionale in una coppia di donne risultanti genitori nei registri dello stato civile”. Tutto questo è stato stabilito con la sentenza numero 115, depositata il 21 luglio. La questione era stata sollevata dalla Corte d’appello di Brescia, che aveva ritenuto discriminatoria la disposizione in oggetto, la quale consente soltanto al padre di fruire del congedo di paternità obbligatorio, pari a 10 giorni di astensione dal lavoro retribuiti al 100%, escludendo, quindi, dal beneficio la “seconda madre”, nel caso in cui la coppia di genitori sia formata da due donne riconosciute entrambe, perché iscritte nei registri dello stato civile, come madri dallo Stato italiano.
Quindi, oramai siamo nel pieno di un pirandelliano rimescolamento dei ruoli e delle identità di genere faticosamente uscite dal crogiolo di un lungo percorso evolutivo della razza umana. Un percorso drammatico che, almeno in una parte dell’Occidente, sembra sfociare in una vera e propria farsa. D’altro canto, a beneficio di chi ignorasse quest’altra bella chicca, segnalo che lo scorso 8 aprile la Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che la dicitura “padre” e “madre” sulle carte d’identità elettroniche dei minori è discriminatoria perché non rappresenta tutti i nuclei familiari, ed è corretto che sia sostituita dal termine “genitore”.
Insomma oramai domina anche sul piano sociale il principio di indeterminazione di Heisenberg, padre della meccanica quantistica. Praticamente viviamo in un contesto talmente fluido nel quale le norme, con annesse le garanzie assistenziali, debbono piegarsi alle sue continue evoluzioni, se così vogliamo proprio definirle. In questo senso mi viene in mente una ricorrente e amara battuta di un mio professore delle scuole medie, tal Garagnani, il quale qualche anno dopo la contestazione sessantottarda diceva ad alta voce: “ma che gente popola il mondo!?”.
Claudio Romiti, 22 luglio 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


