Qui al bar vorremmo solo capire il criterio. Così, per regolarci. Perché da sinistra ci sembra arrivino due messaggi contraddittori: fango sui poliziotti, magistrati intoccabili. Mentre l’Anm si lamenta del “clima pesante” seguito alla sentenza su Mario Roggero (e per carità, noi mica pensiamo che si debbano minacciare i giudici, Dio ce ne scampi!), il Pd, da Matteo Lepore a Elly Schlein, strizza l’occhietto ai gruppettari che sfruttano il cadavere di Fakir, vittima sacrificale della guerra permanente agli agenti. La segretaria dem sostiene che lo Stato “ha fallito”. Il sindaco di Bologna evoca “altri scontri se le istituzioni non faranno il loro dovere”. Ma come? Non si era detto che le piazze violente non sono rappresentative? Che combinano questi qua? Accendono le micce e poi si meravigliano se la dinamite esplode? Lanciano il sasso e nascondono la manina? Come si regolerebbero se andassero al governo? Dalla parte di chi starebbero? Delle guardie o dei ladri? Della giustizia o dell’ideologia?
Ma noi, appunto, vorremmo capire in primis qual è il criterio: i poliziotti sono già colpevoli e i magistrati sono incriticabili? Pensavamo che l’equilibrio andasse cercato altrove: sacrosanti accertamenti sulla tragedia di Bologna, senza alzare barricate per strada e senza condannare i presunti responsabili anzitempo (almeno nell’eventualità in cui, successivamente, venissero scagionati); legittime critiche al verdetto su Roggero, senza vilipendere l’istituzione giudiziaria e senza intimidire che lo ha emesso. Ma forse sbagliamo noi al bar. E hanno ragione l’Anm, Lepore e la Schlein. Forse il mondo è davvero già rivoltato al contrario.
Il Barista, 22 luglio 2026
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