Durante un congresso dei Giovani Democratici a Vasto, un ragazzo è stato immortalato sorridente mentre indossava una maglietta inneggiante alle Brigate Rosse. L’immagine, circolata sui social, ha destato indignazione: se nel 2025 esistono ancora dei giovani di sinistra che si professano democratici e che riprendono la simbologia di un’organizzazione terroristica efferata che ha commesso atti inqualificabili nel tentativo di minare la Repubblica, vuol dire che davvero esiste un problema culturale tra i progressisti.
La reazione ufficiale dei Giovani Democratici non si è fatta attendere: il segretario regionale ha preso le distanze in maniera netta e senza ambiguità, sottolineando che il giovane in questione non ricopriva alcun ruolo dirigenziale e che verranno presi provvedimenti interni. Bravi, bene, bis. Sulla presa di posizione netta non c’erano dubbi. Il problema è che arriva sempre dopo: la condanna dalla sinistra arriva sistematicamente dopo le manifestazioni violente, dopo una minaccia al governo, e anche in questo caso dopo che una foto ha reso noto a tutti l’outfit del giovane “compagno che sbaglia”. La condanna post minaccia, apologia, violenza è sempre chiara e tempestiva, ma perché non si previene? Perché non si corregge prima? Davvero volete farci credere che nessuno, in sala o prima di scattare la foto, abbia visto quella maglia? Perché nessuno ha immediatamente segnalato la gravità di un gesto simile? Perché si è dovuto attendere la diffusione a livello nazionale della foto e la polemica pubblica per registrare prese di posizione?
Non fatela passare per una “ragazzata”, per un eccesso di goliardia. Non ce la beviamo più. Proprio voi, che vi infiltrate nei movimenti giovanili di destra alla ricerca di qualche buontempone che si dice nostalgico crocifiggendolo, oggi non stigmatizzate e non allontanate immediatamente chi ricorda gli stragisti rossi? Se un episodio simile si fosse verificato a destra la reazione sarebbe stata dirompente: dichiarazioni in Parlamento, interrogazioni urgenti, titoli di giornale e campagne mediatiche contro il “ritorno del fascismo”. Sia chiaro: in quel caso, come in questo, la condanna sarebbe stata doverosa. Ma non si capisce perché lo stesso rigore non debba valere anche quando l’apologia riguarda la violenza rossa. In questo caso c’è sempre un slavacondotto morale, quasi un diritto alla satira che a destra non può esistere.
Ad aggiungere preoccupazione è il fatto che oggi la violenza politica, fortunatamente sotto diverse forme rispetto a qualche decennio fa, esiste. Gli episodi di intimidazioni verso l’esecutivo sono così frequenti che non stupiscono più. Non mancano le minacce dall’estrema sinistra al primo ministro italiano (qualcuno a Torino giorni fa ha scritto ”Meloni come Kirk” eppure anche di fronte a ciò gli esponenti progressisti hanno il coraggio di dire che non esiste alcun problema di estremismo e di tacciare la premier di vittimismo spicciolo). In Italia il radicalismo rosso cresce e prospera, evidentemente anche fra i giovani che dovrebbero professarsi democratici e addirittura accompagnato da simbologie che tentano di normalizzare passato eversivo dei brigatisti.
Se non è un problema questo, negare l’evidenza, chiudere gli occhi mentre i toni si fanno sempre più pesanti, fischiettare mentre si taccia di fascismo chiunque abbia un’idea vagamente più a destra dell’estrema sinistra, diteci voi cos’è un problema.
Alessandro Bonelli, 28 settembre 2025
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