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Marroni, storia di un mondo capovolto

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Luigi Marroni nasce nel Chianti senese, si laurea (con lode) in ingegneria meccanica alla Sapienza. Nel 1991, trentatreenne, viene scelto personalmente dal Ceo di New Holland (ero io) a far parte della squadra di vertice londinese della multinazionale nata dalla fusione di tutte le attività Fiat e Ford di trattori, macchine agricole, macchine movimento terra (presente in 140 paesi con 21 stabilimenti in 4 continenti e 32.000 dipendenti). Diventerà poi Vice President Industrial Governance.

(Una precisazione: tutto ciò che scrivo è tratto da documenti ufficiali o da notizie prese da Corriere, da La Stampa, dal Fatto).

Nel 2004 accetta una proposta di lasciare il “privato” per entrare nel “pubblico”. Sarà per lui una sventura. Fino al 2012 dirige l’Azienda Sanitaria di Firenze con risultati eccellenti, al punto di essere nominato Assessore alla Sanità della Regione Toscana. Nel 2015 su proposta del governo Renzi diventa ad di Consip, posizione strategica per i conti dello Stato. I risultati della sua attività in Consip del 2016 sono importanti: a) aumentati del 20% tutti i principali indicatori economici e di efficienza; b) un risparmio per lo Stato di 3,5 miliardi € (sic!).

Nel dicembre 2016 Marroni incarica una società specializzata di fare una bonifica degli uffici, teme ci siano microspie: ci sono. Arrivano però i carabinieri che, su mandato dei pm Henry Woodcook e Celeste Carrano, le avevano messe. Viene interrogato, prima dai carabinieri, poi dai magistrati.

A tutti racconta una storia all’apparenza incredibile, che ripeterà tal quale ogni volta: “Ho appreso di essere intercettato in quattro differenti occasioni da Filippo Vannoni (presidente Publiacqua Firenze), dal generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia, da Luigi Ferrara (alto funzionario del Tesoro e presidente Consip) e dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti. Alla Magistratura consegna tutti i documenti personali in suo possesso. I quattro personaggi ricevono l’avviso di garanzia, vengono interrogati alla presenza dei loro avvocati e, con modalità diverse, negano, alcuni vengono inquisiti anche per falsa testimonianza. Un aspetto incredibile: perché nessuno di loro denuncia Marroni per calunnia? Un mondo capovolto.

Poco tempo dopo il suo destino si compie: mentre tutti gli inquisiti rimangono al loro posto, anzi uno viene promosso ministro, Marroni, che la magistratura ha sempre considerato testimone (l’unico che non abbia mai avuto neppure l’avviso di garanzia), quindi sincero, viene pre-licenziato (sic!) dal Parlamento, poi licenziato dal Tesoro (Consip è di sua proprietà). Un manager che lascia il “privato” per lavorare nel “pubblico” (dove ha successo) viene espulso con ignominia solo perché ha risposto con sincerità alla Magistratura. Un mondo capovolto.

Perché ho scritto questo Cameo? Perché mi vergogno di essere élite, poi perché mi sento in parte colpevole. Luigi, prima di accettare la proposta di entrare nel “pubblico”, mi aveva chiesto un consiglio. Sbagliai a dirgli di accettare, un uomo limpido, di assoluta onestà personale e intellettuale è inidoneo al mondo governato dalla politica in cui sarebbe entrato. E io lo sapevo, perché conoscevo lui ma pure, e bene, quel mondo di birbanti.

Luigi ha dimostrato di essere un uomo d’altri tempi proprio nel rapporto con i pm: anziché comportarsi come fanno tutti (a domanda, risposta), fornisce un racconto dettagliato in punta di verità, senza sapere che ciò che nel vivere civile fra persone perbene è una norma, nel mondo della politica e del business è una tara: se rispondi sinceramente alla Magistratura, a prescindere, sarai per sempre inserito nel girone degli “infami”. A questo punto siamo arrivati noi élite, l’ultima barriera che ancora ci separava dai mafiosi sarà mica caduta?

Caro Luigi, come diceva Albert Camus la sventura è una cosa che ti lascia senza difesa.

Riccardo Ruggeri, 6 aprile 2018