Continua la liturgia del terrore

Mascherine, servitù volontaria: al chiuso hanno tutti la Ffp2

Ieri è caduto l’obbligo, ma molti insistono con le mascherine. Missione compiuta per Speranza&company

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Lunedì 2 maggio, secondo giorno di libertà dalle mascherine anche in molti luoghi chiusi. Avendo ricevuto alcune inquietanti testimonianze provenienti da più parti, ho dedicato la mattinata ad osservare il comportamento dei miei concittadini nell’utilizzo di questo cosiddetto dispositivo di protezione individuale. Mi sono soffermato per molte ore davanti ai negozi e ai bar più frequentati del mio quartiere, di gran lunga il più popoloso di Perugia, e quello che ho visto mi ha fatto letteralmente cadere le braccia. Non sono riuscito a trovare un solo individuo che, entrando o uscendo da un supermercato, piuttosto che da una farmacia o da una pasticceria, non indossasse la mascherina. Al massimo ho notato qualche isolato “temerario” portare quella chirurgica, anziché l’insopportabile Ffp2.

Ora, dato che sembra impossibile che nessuno sapesse della fine del relativo obbligo, visto che è un mese che i nostri mezzi d’informazione ne parlano, appare evidente un dato che definire agghiacciante è poco: l’operazione in atto da oltre due anni per realizzare un controllo sociale, attraverso l’imposizione di misure demenziali spacciate per salvifiche, sembra riuscita perfettamente. Missione compiuta, dunque. Speranza e i suoi più intransigenti colleghi di governo, tra cui annoveriamo parecchi sedicenti liberali, possono festeggiare lo stupefacente risultato ottenuto.

In tal senso il teorema Rampini, secondo il quale con la pandemia i vari governi occidentali avrebbero sperimentato il limite massimo su cui potevano spingersi con le restrizioni, in Italia pare essersi realizzato nel modo peggiore, facendo raggiungere ai cittadini un grado di accettazione per le stesse restrizione senza pari nel mondo libero. Facendo leva su due dei più arcaici riflessi umani, la paura e l’istinto gregario – istinto che di fronte ad un grave pericolo percepito dalla comunità porta la massa degli individui a raccogliersi intorno a chi esercita il potere -, chi ha gestito quella che ancora viene considerata una emergenza sanitaria è riuscito a far interiorizzare ai più l’agghiacciante nuova normalità a base di mascherine, distanziamento, sanificazione delle mani, tamponi, lasciapassare sanitario e via discorrendo.

Ed in questo disastro sociale, di cui ancora non si percepiscono i devastanti effetti a lungo termine, una enorme responsabilità ce l’ha gran parte dell’informazione nazionale, la quale ancora oggi prosegue imperterrita h24 nella sua tambureggiante azione di terrorismo virale.

A questo punto, di fronte ad un tale stravolgimento della esistenza dei singoli – stravolgimento che non sembra molto indagato dalla comunità scientifica nazionale -, in cui muoversi nella società con una pezza in faccia viene oramai considerato cosa buona e giusta, possiamo aspettarci di tutto nel futuro prossimo di questo disgraziatissimo Paese.

Se per un virus che, con dati sempre più acquisiti, ha causato un non catastrofico eccesso di mortalità quasi esclusivamente tra gli ultra ottantenni, quasi tutti affetti da gravi e gravissime patologie, è stato possibile annichilire i nostri più elementari diritti costituzionali, la strada per altre derive è oramai inesorabilmente aperta.

A tale proposito, pur non condividendo alcune delle sue tesi complottistiche, mi viene ancora in mente una frase di Alessandro Meluzzi, espressa in una diretta radio nei giorni drammatici in cui il governo Conte-Speranza ci recluse in casa per il “nostro bene”: “Nemmeno 20 milioni di morti sarebbero in grado di giustificare un tale abominio.” Oggi, per quel che è possibile, sono ancora più d’accordo con lui.

Claudio Romiti, 2 maggio 2022

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