Il potere ha le sue regole, le sue liturgie, la più eclatante delle quali sta nella facoltà di conferire onorificenze equivalenti alle santificazioni religiose, senonché la glorificazione cattolica richiede, paradossalmente, una sua razionalità, una sua logica dimostrativa fatta di tempi lunghi, di miracoli accertati, per lo meno dalla Chiesa: mentre i riconoscimenti laici sono molto più misterici, calati dall’alto e meglio ancora se al limite dell’incomprensibile o dello stridente secondo logica.
Per dire, nessuno ha ancora capito fino in fondo non tanto le motivazioni quanto i criteri della Grazia all’ex dentalista Minetti e a maggior ragione di quel non esemplare scaricabarile, quel mezzo pentimento indotto da una inchiesta a quanto pare farlocca del Fatto Quotidiano: abbiamo solo inteso che in primis la Grazia era merito del Presidente Magnanimo, in secundis non era responsabilità del Presidente ingenuo, in finis è tornata crisma del Presidente Umanitario.
Lo stesso si potrebbe dire della pletora di insigniti tra sportivi e soprattutto cantanti paraculi come Jovanotti, fatto commendatore, o semisconosciuti come Diodato nominato Cavaliere, senonché qui una ratio affiora ed è quella della militanza piddina, di quelli che la pensano nel modo giusto, giusto per il Presidente e hanno cura di far sapere che al referendum votano No.
Oggi abbiamo un’altra dimostrazione di potere assoluto a misura della sua cripticità, come tale irragionevole, dunque indiscutibile: subito, secca, motu proprio, cala l’onorificenza al merito per i sub finnici che hanno recuperato i corpi dei poveri colleghi italiani morti orribilmente nei fondali di un anfratto delle Maldive. E già uno potrebbe dire, va beh, ma c’era proprio bisogno? Ma il Colle, come lo si chiama con evocazione mistica, misterica, esoterica, non spiega, come il Dio della Bibbia, il Colle decide e guai a chi si permette di dire sui social che siamo bravissimi nelle onorificenze diciamo così surreali, potrebbe bussargli la Digos alle prime luci dell’alba, non tutti hanno il salvacondotto morale degli malinconici col disagio perché, Dio delle città e delle immensità, non sono stati abbastanza viziati, coccolati, amati, integrati e allora disintegrano a estro, poeri fioei.
Senonché la mistericità nel caso in questione non basta: non si arriva a capire, infatti, come mai i sub finnici sì e quel poer Crist del Mohamed Mahudee, sommozzatore maldiviano morto mentre partecipava al recupero dei corpi, neanche un po’. Almeno alla memoria. Al merito. None, l’arbitrio divino del Colle è assoluto: quelli sì, quell’altro no.
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Chi vive giace e viene insignificato, chi muore si dà pace. Possibile che in Italia la considerazione, la compassione se la guadagnano solo i Mohamed che fanno una strage? Volendo, uno potrebbe arrivare a chiedersi, ma a questo punto non si poteva fare trenta e anche trentuno, onorificati tutti, i vivi, i morti e i recuperati, in un tripudio di retorica subacquea? “Niente: non dà spiegazioni: va beh!”, come esclamava rassegnato Fantozzi del Megapresidente galattico. E sempre allegri bisogna stare, che il nostro chiedere fa male al Colle, fa male al Sommo, al Presidente, s’incazzan molto se domandiam.
Max Del Papa, 31 maggio 2026
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