Politica

Meloni gode, Schlein che guaio: il sondaggio di fine anno è una bomba

I dati smentiscono la vulgata su premier e governo. Il Campo largo invece...

meloni schlein sondaggio Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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C’è un dato che, più di altri, fotografa lo stato della politica italiana a fine anno: la durata del governo guidato da Giorgia Meloni. Nell’Italia repubblicana l’esecutivo in carica è già il terzo per longevità, superato soltanto dai governi Berlusconi II e IV. Un elemento tutt’altro che marginale, se si considera il contesto di tradizionale instabilità che ha caratterizzato la storia politica del Paese.

Il sondaggio di fine anno analizzato da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera conferma un paradosso solo apparente: nonostante tensioni interne, nonostante le difficoltà internazionali, nonostante gli ovvi dibattiti tra alleati, la fiducia nel governo tiene.  Il merito? Secondo gli esperti, soprattutto la capacità di Meloni di avere un ruolo importante a livello internazionale percepito come centrale, se non trainante, nelle principali decisioni europee. E se a livello domestico un pezzo di elettorato si aspettava qualcosa di più sul piano economico, a Giorgia viene riconosciuto il merito di aver mantenuto i conti in ordine e aver consentito all’Italia di uscire in anticipo dalla procedura d’infrazione per debito eccessivo. E lo dimostra il calo dei tassi di interesse sui titoli di Stato.

Il gradimento nel governo

Da qui arriviamo ai numeri del sondaggio, che parlano chiaro. L’apprezzamento per il governo si attesta a quota 42, sostanzialmente stabile rispetto a un anno fa. Certo: c’è da registrare un calo di 12 punti rispetto all’insediamento, ma si tratta di un calo fisiologico. Vale per tutti gli esecutivi la regola della luna di miele con gli elettori, dopo la quale si comincia a scendere un po’. Eppure Giorgia Meloni ha perso molta meno strada di tanti suoi predecessori anche di chi è rimasto a Palazzo Chigi un tempo decisamente inferiore. Il Berlusconi IV, simile per durata, perse 35 punti; il governo Renzi 24 in molti meno mesi. Dinamica simile per la premier, il cui gradimento è oggi al 43, in lieve crescita annuale.

Le perdite più consistenti, nel medio periodo, si concentrano nei ceti popolari: operai, lavoratori autonomi, persone in difficoltà economica e residenti nel Mezzogiorno. È l’area che più aveva creduto in una svolta netta, poi frenata dalla situazione internazionale. Al contrario, il consenso di Fratelli d’Italia resta trasversale, con buone performance tra casalinghe, elettorato cattolico e fasce d’età più avanzate, oltre a una solida presenza nel Nord, dove continua l’erosione dell’elettorato leghista.

Il sondaggio: FdI in testa

Sul fronte delle intenzioni di voto domina la staticità. Fratelli d’Italia cresce lievemente al 28,4%, il Partito Democratico scende al 21,3%, mentre il Movimento 5 Stelle arretra rispetto alle Politiche del 2022. Spicca invece l’avanzata di Alleanza Verdi e Sinistra, accreditata di un 6,1%.

Nel centrodestra prosegue il testa a testa tra Forza Italia e Lega, entrambe poco sopra l’8%, ma con traiettorie diverse: stabilità per FI, flessione per la Lega. I flussi elettorali mostrano una fedeltà elevatissima: quasi il 90% degli elettori di FdI confermerebbe oggi il voto espresso alle Europee, percentuali analoghe per Pd e M5S. Anche l’astensione si consolida, rendendo illusoria la speranza di recuperare masse di elettori disillusi.

È interessante vedere l’andamento dell’ultimo anno. A fine 2024 Fratelli d’Italia si attestava al 27,6% mentre un anno dopo guadagna quasi un punto percentuale, attestandosi appunto al 28,4%. Discorso opposto per Elly Schlein, che – salita al 22,5% un anno fa –  adesso perde terreno con un deciso -1,25%. E le coalizioni? Proviamo a fare le somme. Il centrodestra si attesta al 45,8%. Il centrosinistra (M5S-Avs-Pd) al 40,9%. Per sperare in un ribaltone, Elly deve puntare ad aggregare tutti e sommare anche i voti di +Europa (1,6%), Italia Viva (2,5%) e Azione (3,1%). Il problemi sono due: trovare l’accordo appare ogni giorno più complicato e poi maggiore è il numero delle componenti, maggiori sarebbero le difficoltà a formare e tenere in vita un esecutivo.

I guai del campo largo

È proprio qui che emergono le difficoltà dell’opposizione. La linea “ostinatamente unitaria” del Pd, rivendicata da Elly Schlein, incontra le resistenze sempre più esplicite del M5S di Giuseppe Conte, che rivendica «mani libere» e mantiene una forte impronta antisistema. I due elettorati sono socialmente complementari — ceti medi e istruiti al Centro-Nord per il Pd, ceti popolari e Sud per i 5 Stelle — ma faticano a sovrapporsi e, soprattutto, a trasferire il voto da un partito all’altro.
Gli elettori M5S sono i meno disponibili a considerare alternative, a differenza di quelli Pd e FdI, più aperti — pur restando all’interno della propria area politica. Una rigidità che rende complessa la costruzione di un’alternativa credibile al centrodestra.

La conclusione, allora, è quasi obbligata. A fine anno, lo scenario resta sostanzialmente immobile: un governo che regge e un’alternativa che fatica a prendere forma.

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