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Le fobie della sinistra

Meloni, il fascismo è solo nella testa dei radical chic

Si avvicinano le elezioni politiche e, puntualmente, rispunta la propaganda della sinistra

giorgia meloni repubblica

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Nel lontano 1995, gli 883 cantavano l’inno di un’intera gioventù: Gli anni. Erano i tempi della “stessa storia, stesso posto, stesso bar”; gli anni di chi vestiva i Roy Rogers come jeans; gli anni delle immense compagnie. Ecco, sin da quei tempi, più o meno coincidenti con l’ascesa in politica di Silvio Berlusconi, il motto di qualsiasi campagna elettorale di sinistra, dai più giovani ai più anziani rossi, è sempre stato il medesimo: se vince la destra, ritorna il Fascismo. Un disco rotto, ripetuto e propagandato milioni di volte, che puntualmente, in ogni caso di trionfo dei “pericolosi squadristi”, non ha trovato alcun riscontro. Eppure, la narrazione rimane “la stessa storia” da anni: paginate dei giornali contro l’onda nera che sopraggiunge inesorabile, che investe e trascina l’Italia in un baratro medievale.

Il delirio di Repubblica

Se, ieri, lo spiacevole trattamento toccava a Silvio Berlusconi (nel 2003, tanto per fare un esempio, L’Unità apriva con titoli del tipo: “Berlusconi come Mussolini”); oggi, la fobia fascista si scaglia contro Giorgia Meloni. Il pezzo di Paolo Berizzi, su La Repubblica, ne è una dimostrazione lampante.

Già alla prima riga, partono gli accostamenti della leader di Fratelli d’Italia a Forza Nuova e Castellino, il protagonista dell’assalto alla Cgil Roma dello scorso 9 ottobre 2021. Berizzi lamenta la presenza dei due alla commemorazione del 2008 di Acca Larentia, ex sede Msi, teatro di un attentato rosso, dove persero la vita due attivisti del partito di Almirante. Un semplice ricordo, di uno degli attacchi più tristemente celebri nella storia degli anni di piombo, si trasforma in una prova piena: Giorgia Meloni è fascista perché, quattordici anni fa, si trovava a pochi passi dal militante di Forza Nuova. Sono queste le inchiestone dei giornali. Quelli seri.

Ma, ovviamente, non finisce qui. Nel corso del delirio radical in salsa rossa, si parla di “lobby nera”, di saluti in onore a Hitler, di naziskin. Insomma, è ufficialmente ripartito il clima di criminalizzazione nei confronti della destra. Come ha riassunto efficacemente Daniele Capezzone, giornalista de La Verità: “Fascista è qualsiasi partito non di sinistra, che raggiunge il 15 per cento”. Lo spettro nero rimane solo nella mente progressista, comunista, radical, che non si rende ancora conto di come il Movimento Sociale Italiano (quello sì composto da ex membri della Repubblica di Salò) abbia presenziato in Parlamento dal 1948 al ’94. Oppure, che il principale partito comunista europeo, finanziato direttamente dalla dittatura sovietica, era proprio quello italiano, il movimento da cui è nato il segmento che, oggi, si chiama Partito Democratico. Insomma, per la sinistra, Giorgia Meloni è Mussolini; ma gli ex Pc non sono Stalin. Anzi, sono i difensori di una democrazia messa costantemente in pericolo dall’avanzata autoritaria delle destre.

La fobia Usa contro Meloni

A sostegno di Berizzi, arrivano pure i rinforzi internazionali, quelli d’oltre oceano: il New York Times. Il quotidiano americano parla di “futuro tetro” per l’Italia, “un evento sismico, “uno sviluppo allarmante”. Ed ecco che il Fascismo odierno sarebbe quello della difesa della famiglia tradizionale e di un maggiore controllo ai confini. Se, in tutto il mondo, si fronteggiano due posizioni opposte, ovvero quella più aperta di sinistra e quella più rigida di destra; in Italia, l’aspetto migratorio si ramifica in due orientamenti: l’uno, progressista, che si fonda su un’immigrazione indiscriminata; l’altro, conservatore, definito come il male assoluto, il razzismo, l’autoritarismo. Non c’è nulla da fare, è nel mindset dei radical chic: l’unico avversario accettabile è quello che si fa dettare legge dalla sinistra. Solo così, Silvio Berlusconi è divenuto un responsabile, utilizzato in un’ottica anti-salviniana e anti-meloniana, salvo poi essere ancora criminalizzato dopo la caduta del governo Draghi.

Attendiamoci due mesi di estenuante, soporifera e allarmistica campagna elettorale contro le destre. Ma tranquilli, dal 26 settembre in poi, tutto scomparirà magicamente. Salvo poi riprendere e ripubblicare gli stessi articoli alla Berizzi, quando giungeranno le prossime elezioni politiche. Rimane sempre “la stessa storia”.

Matteo Milanesi, 25 luglio 2022