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Meloni, non cada nella trappola dei tecnici inetti

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Un governo politico è sempre preferibile a un governo fatto di “tecnici” (che è a suo modo un governo politico). E lo è anche in periodi di crisi o emergenza, anzi a maggior ragione. È in tali periodi, infatti, che c’è bisogno di decisione nette, precise, e di chi se le assume con piena responsabilità politica. Di governi “tecnici” (o semi-“tecnici”) in Italia se ne è fatto ampio ricorso negli ultimi decenni, in maniera spesso politicamente discutibile (anche se non costituzionalmente illegale).

La soluzione politicamente preferibile, cioè andare alle urne, è stata scartata, qualche volta con qualche motivata ragione e altre volte meno. Sicuramente, nel 2018, non avendoci consegnato le urne una maggioranza precisa, andare subito alle urne avrebbe significato probabilmente riproporre lo stesso schema. Nacque così, dopo una lunga gestazione, quel governo atipico di grillini e leghisti che si è rivelato alla prova dei fatti un vero e proprio accrocchio senza capo e né coda. Già dopo la caduta di Conte I, la situazione era però cambiata. Per non dire dopo la caduta del Conte II. Si preferì allora il governo semi-tecnico di Draghi e lo si motivò dicendo che il Paese aveva bisogno di unità e coesione sociale per combattere le emergenze e ben impostare il piano di ripresa economica. Confondendo a mio avviso quella unità sui valori di fondo, che in Italia non c’è mai stata, soprattutto perché una parte politica (la sinistra) ha delegittimato moralmente l’altra, con il consociativismo nel governo, che, pensando di addomesticare il conflitto politico, finisce a volte per esasperarlo, come è puntualmente accaduto.

Il rischio grosso era che anche quest’ultima tornata elettorale ci consegnasse una maggioranza incerta o risicata. Così per fortuna non è stato: non solo il centrodestra ha vinto, ma i margini dei seggi conquistati in Parlamento legittimano ampiamente e democraticamente Giorgia Meloni a farsi il suo governo in piena autonomia. Scansando l’imposizione da parte di forze estranee alla politica di tecnici o esperti scelti spesso non si capisce in base a quale criterio (mai più, per dire, epopee fallimentari come quella del ministro Lamorgese, che nell’incapacità gestionale si sta distinguendo persino in queste ultime ore del suo mandato al Viminale). Fra gli effetti indiretti che potrebbe avere avuto il voto del 25 settembre potrebbe esserci perciò quello di aver ridato ruolo, dignità e centralità alla politica e alla democrazia.

Giorgia Meloni ha tutte le chiavi in mano per riuscire in questa impresa. Speriamo che ci riesca davvero: neutralizzare certi poteri e superare certe resistenze e pregiudizi non è certo una passeggiata.

Corrado Ocone, 29 settembre 2022