
L’altro ieri il premier tedesco Merz è stato giustamente brutale: “Non ci sarà alcun incontro Putin-Zelensky, contrariamente a quanto annunciato da Trump”. Casa Bianca, cancellerie e opinioni pubbliche occidentali sono obbligate a prenderne atto. Putin la pianterà solo quando avrà “rimosso le cause profonde della guerra”, ossia quando avrà riaffermato i confini, il ruolo, la potenza di quella che fu l’Unione Sovietica.
La felpa sfoggiata da Lavrov in Alaska era solo la sintesi di questo programma. E i cadaveri dei bambini di Kiev sono solo un danno collaterale. All’analisi di Merz manca soltanto una doverosa postilla, forse molto imbarazzante ma storicamente accertata.
Avevano ragione le tre Repubbliche Baltiche quando – di fronte ai sorrisi e alle strette di mano di Angela Merkel e del neo dirigente di Gazprom Schroeder con Putin, celebrando il Gasdotto North Stream – denunciavano ad alta voce “un gasdotto che è il nuovo Patto Ribbentrop-Molotov”.
Consegnare a Putin, con un silenzio complice, tre lustri di assoluta egemonia petrolifera ed energetica sull’Europa ha significato questo: autorizzare il sogno di un ritorno al passato, alla follia zarista-comunista di un impero che non c’è più, alle purghe ieri dei kulaki oggi dei civili ucraini. Le responsabilità storiche di Merkel e Schroeder, di CDU e SPD, sono pesantissime. Il loro apparente buon senso si è risolto in una nuova Monaco, in una catastrofe con la quale ora deve misurarsi l’intero Occidente.
Giovanni Negri, 30 agosto 2025
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