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Messi, ha vinto il più povero

L’Argentina batte la Francia al mondiale. Quanto ci è costato Qatar 2022

Messi, vince il più povero, di Tony Damascelli

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Alla fine ha vinto il più povero. E il più vecchio. Lionel Andrés Messi Cuccittini, di anni trentacinque, argentino totale con antiche origini marchigiane, ha alzato la coppa d’oro, un ninnolo per lui che viaggia a cinquanta milioni di euro l’anno.

Di fronte, consolato dal premier Macron, stava lo sconfitto, il più ricco. E il più giovane. Kylian Mbappé Lottin, francese di anni ventiquattro a ore , padre camerunense e madre algerina, dotato di salario più sostanzioso rispetto al vincitore, euro 120 milioni.

Curioso poi che entrambi siano a libro paga del Qatar, senza alcun riferimento a fatti e personaggi del parlamento europeo. Trattasi infatti del Paris St. Germain uno dei possedimenti della Qatar Investment Authority, fondo sovrano che detiene quote in Volkswagen, HSBC e Crédit Suisse.

Vanno così le cose del football, sport di popolo, una volta foraggiato da mecenati, definiti da Giulio Onesti, presidente del Coni, come “ricchi scemi” e oggi sicuramente ricchi ma meno scemi, la finanza ha preso il posto di imprenditori tifosi, si viaggia tra fondi e affini, la speculazione è il calcio d’inizio. Infatti il mondiale del Qatar è costato 220 miliardi al Paese organizzatore contro i 18 a bilancio dell’edizione 2018 in Russia. Tutto questo per ribadire che oltre le lacrime e i calci di rigore, oltre il mondiale c’è un mondo che esprime, d’accordo, Messi e Mbappé ma dentro coinvolge sistemi economici colossali.

L’Argentina è sul collasso, il Paese è sull’orlo del fallimento e il calcio, il titolo vinto, sono di nuovo l’oppio per drogarsi e riempire le piazze di gioia e non di rabbia. Messi prosegue la leggenda di Maradona, divinità scese in campo a contrastare l’egemonia brasiliana, in principio c’era Pelé, poi i pentacampeones ma oggi quella roba lì è carnevale di Rio, la verità sta a Baires, terra di tango e football, campi di polvere grigia e vite di polvere bianca, Messi è un meteco che in Spagna, a Barcellona ha trovato la maturità e il benessere ma è rimasto rosarino di testa e di sangue. Ha finalmente trovato il sole fuggendo dall’ombra di Diego Armando, negli ultimi quindici anni ha scritto, insieme con Cristiano Ronaldo, la storia di questo sport e i conti finanziari dei più illustri club europei. Ha chiuso il suo film, in coincidenza con l’uscita di scena del suo sodale e rivale portoghese.

Il Qatar è già roba passata anche se si porta appresso un odore pesante, con la copertura ambigua e complice della Fifa, il governo sovrano del calcio che conta 211 nazioni iscritte, un numero superiore ai Paesi aderenti all’Onu, un potere che pochi conoscono e che uno solo esercita. Anche in questo caso il fattore denaro ha la prevalenza. In fondo è un gioco con il pallone. O no?

Tony Damascelli, 19 dicembre 2022