«Quella che sto vivendo è una vita migliore di quella che avrei voluto». Lucio Presta lo dice senza esitazione. Come se il bambino arrabbiato di Cosenza, quello nato il 14 febbraio e rimasto orfano di madre il giorno stesso della sua nascita, non avesse mai davvero smesso di guardare con incredulità il percorso compiuto. È da lì che parte la conversazione nel podcast Sette Vite: dall’assenza che diventa forza, dal dolore che si trasforma in motore. «Sono nato e mia madre è morta al parto. Peggio di così?», racconta. Eppure proprio quell’assenza, quel profumo mai sentito e cercato per tutta la vita, diventa per lui uno scudo invisibile. La certezza di non potersi fermare. Di dover dimostrare qualcosa — forse al destino, forse a se stesso.
L’infanzia è segnata da un rapporto difficile con il padre, mai davvero ricucito. «Ero convinto che mi odiasse», confessa. E invece, solo dopo la morte, scoprirà che quell’uomo parlava di lui ogni giorno, con orgoglio. Un rimpianto resta: quello di non aver parlato di più. La svolta arriva con il collegio dei Salesiani alla Spezia. Lontano da casa, lontanissimo dalla Calabria. Un luogo severo e formativo, dove impara il rigore, il rispetto, l’idea che chiedere scusa non sia una debolezza ma un atto di forza. «Quel poco o tanto che so lo devo ai Salesiani», afferma. È lì che l’ex ragazzo ribelle trova disciplina e visione. Poi la danza. Un colpo di fulmine a teatro per John Lei e Flora Torrigiani, l’incontro casuale con lo stesso ballerino a Milano, l’inizio di una carriera sui palcoscenici più importanti. Ma Presta non si limita a ballare: “Ruba con gli occhi”.
Il passaggio a manager arriva quasi naturalmente. Prima con Heather Parisi, poi con l’intuizione che cambierà la televisione italiana: Paolo Bonolis. «Non l’ho cresciuto, gli ho dato il coraggio di fare un salto», precisa. Da lì contratti “che passeranno alla storia”, strategie, dieci Festival di Sanremo — «nove e tre quarti», sorride — e momenti indelebili come i 45 minuti di Roberto Benigni sull’Inno di Mameli davanti a 17 milioni di persone.
Presta rivendica idee ma non nasconde gli errori. Due insuccessi clamorosi, ammette, tra cui un programma lanciato pochi giorni dopo l’attentato alle Torri Gemelle: «Il mondo era cambiato e noi non l’abbiamo capito». E poi una partenza sbagliata con Amadeus a Mediaset. «La gente non è stupida, ci ha punito». Parole rare in un ambiente che fatica ad ammettere sbagli.
Sulla fama di manager “potente” sorride. «Potere? Ma se penso al ragazzo dei giardini di Cosenza…». Eppure la sua capacità di muovere uomini, idee e palinsesti è riconosciuta. Lui la chiama passione, visione d’insieme. Non solo contratti, ma programmi, scenografie, collocazioni in palinsesto. Strategia pura.
Anche l’amore attraversa la sua vita come un uragano — titolo non casuale del libro Uragano. Sole, fulmine, saette, oggi ai vertici delle classifiche. Tre matrimoni, figli amatissimi, errori ammessi senza troppe ipocrisie. «Gli uomini sono stupidi», dice con autoironia parlando di tradimenti. Ma rivendica una cosa: la presenza. «Io ci devo essere. Sempre». Una carnalità emotiva prima ancora che fisica, fatta di responsabilità e protezione.
Tra tutti i rapporti professionali, quello con Bonolis resta però una ferita aperta. «È l’unico capitolo che si intitola ‘All’amico che mi manca’». Una separazione che non si aspettava e che ancora oggi pesa. «Non voglio essere presuntuoso, ma credo di mancargli anch’io».
Se dovesse scegliere un momento da fissare per sempre? L’applauso dell’Ariston mentre Benigni spiega la Costituzione davanti al Presidente della Repubblica. «In camerino mi è scesa una lacrima».
Alla fine dell’intervista gli chiedo qual è stato il momento più difficile della sua vita personale, quello in cui ha toccato il fondo. Sorride, si ferma un attimo. La risposta resta sospesa, come molte cose che nella sua vita sono state trasformate in forza prima ancora di diventare fragilità pubbliche. Lucio Presta è questo: un uomo che si definisce fortunato, ma che alla fortuna ha sempre affiancato disciplina e visione. Un ragazzo partito da Cosenza diventato protagonista silenzioso della televisione italiana. Un uragano, sì. Ma con dentro sole, fulmini e saette.
L’intervista integrale è su youtube
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