Chi pensava che con l’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole avessimo raggiunto un ineguagliabile livello di pubblica idiozia si sbagliava di grosso. Con l’emendamento bipartisan alla modifica dell’articolo 609-bis del codice penale (quello che regola la materia della violenza sessuale e della libera manifestazione del consenso), abbiamo stabilito il record dell’idiozia legislativa.
In premessa occorre essere chiari: dato che le elettrici donne sono in maggioranza e vista la martellante e continua propaganda con cui i media di area progressista inondano l’informazione, anche la destra di governo ha pensato bene di allinearsi, approvando il demenziale emendamento, le cui relatrici sono per l’appunto due esponenti che militano in campi diversi: Michela Di Biase del Pd e Carolina Varchi di FdI.
Oggi in Italia la condotta tipica di violenza sessuale si verifica quando una persona ”con violenza o minaccia o mediante l’abuso di autorità” ne costringa un’altra ”a compiere o a subire atti sessuali”. L’attuale modello del codice penale italiano può essere definito un “modello vincolato”: il presupposto dei reati sessuali è la costrizione, cioè il contrasto tra la volontà di chi commette il reato e di chi lo subisce. Non attribuisce dunque in modo esplicito al consenso un ruolo centrale, ma si basa sul fatto che le aggressioni sessuali, per essere perseguite e punite, debbano avere certe caratteristiche: violenza, minaccia, costrizione.
L’emendamento su cui si sono accordate destra e centrosinistra rende invece più esplicita la questione del consenso, specificando nel primo articolo che “chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali ad un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima” è punito con la pena già prevista dal reato (quella non è stata aumentata). ”Attuale” significa che il consenso deve essere manifestato nel momento in cui il rapporto avviene. Oltre a questo, l’emendamento amplia il perimetro della violenza sessuale, perché punisce con la reclusione da 6 a 12 anni anche chi approfitta della vulnerabilità della vittima, come previsto dall’articolo 90-quater del codice di procedura penale.
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Ora, veniamo ad alcune pericolose assurdità contenute nel lo stesso emendamento, a cominciare dalla necessità di esprimere in modo tangibile il consenso ad avere un rapporto sessuale. In particolare, ci si chiede: dal momento che, come si suol dire, scripta manent e verba volant, prima di avere un rapporto con qualcuno occorre redigere un atto dal notaio o, in subordine, portarsi due testimoni nella propria camera da letto? Inoltre, vista la pesantezza delle pene previste, siamo sicuri – domanda retorica – che tutto questo, secondo la più classica eterogenesi dei fini, non dia luogo a tutta una serie di imbrogli e ricatti ai danni di chi, ingenuamente, si limita a comportarsi in modo naturale anche in questo delicato settore, senza dotarsi di una sorta di var per la propria vita intima? Infine, l’idea che lo Stato pretenda di mettere bocca anche in questo delicato aspetto della nostra esistenza, in cui spesso vale più il non detto che le parole, regolamentando uno degli aspetti più spontanei dell’attività umana, mi fa letteralmente orrore.
Claudio Romiti, 18 novembre 2025
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