Cultura, tv e spettacoli

“Mi metto a disposizone”. Elio Germano alla carica: è il nuovo Soumahoro?

L'attore, dopo lo scontro col ministro Giuli, si supera: "Il premierato piaceva alla P2". E poi le stragi, le connivenze, i Servizi...

Elio Germano costituzione
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Elio Germano, il situazionista capace di trasformare il liberale pessimista Leopardi in un balordo dell’Askatasuna, è l’emblema della pochezza culturale di sinistra, della sua spocchia stupida. Ne ha la faccia, la kefiah, gli atteggiamenti, è un riciclo dell’eterna maschera da cinema parassitario, tanti finanziamenti, pochissimi riscontri ma una blindatura da clan o circoletto come lo chiama l’attore Morrone che li sputtana come “autoreferenziali e classisti”. Lo senti parlare questo Germano e ti disperi quietamente: ma sul serio si può arrivare a un tale livello di mortificazione?

Questi pur di durare nel circoletto non si perdono una occasione: eccoli azzannare, per la crisi del “grande scinema italiano”, che poi è romano, veltroniano, piddino, il nuovo arrivato Giuli in carica da sei mesi e come mai? “Perché è fascista”. C’è una abitudine al sovvenzionalismo di Stato che brucia miliardi da sempre, ma se questi fanno tutti sempre lo stesso filmetto da frigorifero di casa pariolina, che ha rotto i coglioni, che neanche quelli che ci si riconoscono vanno più a vedere, la colpa è dei parvenu meloniani. E pur di durare si fa tutto: ci sono i referendum che ai lavoratori servono niente ma in cui le varie Schlein e Landini si giocano la sopravvivenza, consultazioni noiosissime ma lucrose se passano, tutto per contarsi, per far passare l’ennesimo ius soli abbreviato mentre i Servizi francesi raccontano di una islamizzazione brutale in Europa; e il Germano di turno, sciarpetta para-palestinese e paragnosta al collo, si produce in uno sproloquio patetico, mette dentro tutto dalla crisi del scinema alla democrazzia, al golpe Borghese di cui con ogni evidenza sa niente, alle straggi de Stato di cui sa meno ancora.

Ah Germano! È inutile che improvvisi, che ti riempi la bocca di eventi che non conosci, tu quarantacinquenne che vivi nella bambagia. Predestinato da bambino, quando faceva gli spot del pandoro Bauli, del Kinder bueno: da lì al scinema militante a sovvenzione piddina. E su! E si guarda anche intorno compiaciuto, ammicca, si ascolta parlare con quel tono romanesco, compiaciuto per lo spot destinato a venire ripreso, perché tutto è concordato con questi tipi dei circoletti: difatti subito Repubblica lo riprende, lo megafona nelle sue scemenze da ragazzone da assemblea lisceale: “Ci sono ministri, o rappresentanti dello Stato, che lasciano una sensazione inquietante: giurano sulla Costituzione, ma forse non ci credono. Non in quei principi, non credono nell’uguaglianza: si considerano più degni, più forti, con più diritto di parola rispetto ad altri”. Definisci uguaglianza, se non vuoi essere un cialtrone; “Ma non cerca ribalta, né contrapposizioni frontali” supera il ridicolo Repubblica: “per settimane, d’altro canto, l’attore al suo (sesto) David di Donatello per “La grande ambizione” di Andrea Segre, ha declinato inviti, rifiutato interviste, seminato troupe televisive dopo l’attacco del ministro della Cultura”. Non cerca pubblicità perché sa che ci pensa Repubblica. Attacco da Giuli? Se gli ha buttato addosso del fascista e quasi quasi dell’abominevole. E, sia chiaro, chi se ne frega di difendere Giuli, ma santo cielo almeno il rispetto della realtà!

“C’è una necessità di raccontare e squarciare un po’ di propaganda su quello che è successo in questo Paese: è quello che non ci fanno studiare nei libri di storia, le mafie, le connivenze, i Servizi, le stragi del terrorismo nero”. Così, nel vago più vago, che non si sbaglia mai e suona bene. Ma è tutto propedeutico alla più mortificante propaganda, questa davvero: “Diciamolo anche a chi ha abbandonato la politica o si sente deluso: il referendum è uno strumento importante, mi auguro che tutti sappiano coltivarlo, che si vada a votare”.

Bravo, Germano, bravo: del tutto degno di Leopardi, come no, stessa profondità esistenziale. Poi arriva quell’altro, il regista Calopresti che Repubblica con sprezzo del ridicolo definisce “altro outsider coraggioso”: outsider questi? Che la fanno da padroni a dispetto dei fiaschi, delle sale che contribuiscono a svuotare con le loro pellicole letteralmente inguardabili? Germano rioccupa il microfono e dà il meglio: “Molta parte della vicenda di questo Paese è una storia di propaganda. La cultura, il cinema devono fare opera di disvelamento. E ricordare che tanti hanno lottato, hanno dato l’impegno o la vita per fare in modo che quella Costituzione vedesse la luce. E serve che tutti quelli che si riconoscono in quelle cose scritte lì si mettano insieme: anche per fare in modo che non torni la storia che non vogliamo più vedere”. Che si potrebbe tradurre così: continuate a darci i soldi che altrimenti ci ritroviamo completamente privi di sovvenzioni e dunque di futuro, è una questione democratica, la gente ci è morta per questo, noi siamo la Costituzione, siamo il manifesto di Ventotene.

Una ignoranza prodigiosa, risolta col vapore di “quelle cose scritte lì” che ovviamente i Germano e i Marinelli non conoscono, non hanno mai intercettato, erano occupati a fare gli spot delle merendine e poi a farsi imporre per logiche di circoletto, di partito. “Ad organizzare l’incontro” riporta docile Repubblica “sono infatti i magistrati di Area, le ‘toghe rosse’ odiatissime dal governo Meloni: e in sala ecco il segretario della corrente, Giovanni Zaccaro, il segretario dell’Associazione nazionale magistrati Rocco Maruotti, l’ex presidente Anm, oggi sostituto nazionale alla Dna, Eugenio Albamonte”. Tutto chiaro, però che due palle: ancora insistono? Non hanno capito che sono oltre il patetico, oltre il passato, oltre il ridicolo? No, insistono: “È una questione trasversale. Se tutti credessimo nella Costituzione di cui ci riempiamo la bocca, non avremmo bisogno di regole o di antimafia. Invece se promuoviamo il superomismo (sic!), se vogliamo tacitare tutte le critiche, se esibiamo atteggiamenti che sono identici a quelli che diciamo di combattere, dov’è l’adesione a quei valori? La cosa diventa inquietante quando si è alti rappresentanti dello Stato, o ministri, e si giura sulla nostra Carta, alla quale forse non si crede. È inquietante che all’anniversario delle stragi si invitassero solo i parenti del terrorismo rosso. C’è stato anche il terrorismo di Stato, nero. E abbiamo invece personaggi che rivestono cariche di partito, vedi il neo vicesegretario della Lega, Vannacci, che indossano le maglie della Decima Mas: non dovrebbe essere consentito, se uno come Junio Valerio Borghese ha tentato un colpo di Stato nel Paese. Non credo che un esponente del Pd possa andare in giro con la maglietta di un brigatista. Così come mi inquieta sentire parlare di premierato: pare fosse il sogno di chi voleva fare un golpe”.

È la solita processione di coglionate, di bestialità politiche, il solito fricantò di luoghi comuni senza senso e senza decenza, Vannacci può essere senz’altro un personaggio sopra le righe di cui si può benissimo diffidare, ma accostarlo alle stragi di Stato è cretino, giustapporlo al golpe da operette di Borghese, quando il vanitoso parà leghista aveva 2 anni, è demenziale. Sarebbe da sfidarlo, ‘sto attoretto più vanesio di Vannacci, a discutere di golpe dei Forestali, del come e perché non fu mai una cosa seria, di una temperie che veniva da lontano, dalle schedature del Sifar, dalla difficile transizione democratica sorvegliata e orientata dagli Stati Uniti, da padre Felix Morlion dell’OSS, poi segretario particolare di Andreotti che faceva il professore nel collegio Bambin Gesù di Fermo, a pochi chilometri da quella Porto san Giorgio dove cresceva il giovane fascistissimo Mario Moretti salito a Milano con la raccomandazione del parroco don Luigi Campanelli per infilarsi alla Sit Siemens abitando dirimpetto a questori e prefetti legati alla destra dei servizi, ma subito votatosi alla cospirazione comunista, Superclan e poi Brigate Rosse al cui vertice veniva favorito da una latitanza decennale che lo Stato conosceva benissimo, ma dovendo risponde a tanti fra i quali la CIA che finanziava, editava anche Lotta Continua. E un milione di eccetera, ma che fai? Ti metti a discutere con un ragazzino presuntuoso che non capirebbe?

“Io, col mio mestiere del cinema, mi metto a disposizione”. Sì, lo abbiamo capito, caro Germano.

Max Del Papa, 23 maggio 2025

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni

SEDUTE SATIRICHE

Sedute Satiriche di Beppe Fantin - Vignetta del 09/04/2026

Scacco USA al Golfo

Vignetta del 09/04/2026