Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che migliaia di soldati europei potrebbero operare in Ucraina. L’annuncio è arrivato nei giorni scorsi durante una conferenza a Parigi, dove Zelensky ha incontrato il gruppo dei cosiddetti “Volenterosi”. Questa iniziativa mira a rafforzare la sicurezza del Paese.
In risposta all’annuncio di Zelensky, il presidente russo Vladimir Putin ha lanciato un avvertimento chiaro. Ha definito i soldati occidentali in Ucraina come “obiettivi legittimi” di un attacco dell’Armata russa. Secondo Putin, qualsiasi presenza militare esterna potrebbe aggravare le tensioni e aumentare il rischio di un conflitto più esteso nella regione.
Zelensky ha spiegato che l’introduzione di truppe europee o della NATO in Ucraina non significherebbe un’azione diretta sul campo di battaglia, ma piuttosto un sostegno per assicurare la stabilità e prevenire ulteriori escalation. “Quello che stiamo facendo è garantire la sicurezza a lungo termine per i nostri cittadini,” ha affermato Zelensky durante il suo intervento.
Sebbene non siano state chiarite le cifre precise, Zelensky ha parlato di un possibile invio di “migliaia di truppe occidentali” nelle prossime settimane. Tuttavia tra gli annunci e la realtà, come spesso accade, c’è di mezzo la realpolitik. Checché ne dica Macron, infatti, in realtà dei 26 Stati volenterosi solo pochi di loro sono davvero pronti ad inviare soldati a Kiev. Tra questo c’è ovviamente la Francia, che dopo l’abbandono dell’Africa ha a disposizione circa 6mila soldati che potrebbe impegnare in Ucraina per ridare un tono internazionale allo spento regno d’Oltralpe. Anche il Canada sembra disponibile, così come l’Australia (anche se non ha spiegato nel dettaglio il peso militare di cui potrebbe disporre) e i Paesi Baltici che, allarmati dalla vicinanza al Cremlino sono i più agguerriti ma non dispongono certo di grandi eserciti.
Stando alle dichiarazioni post-vertice all’Eliseo, i generali dei 26 Paesi Volenterosi avrebbero messo a punto tutti i piani dettagliati per un eventuale intervento per fornire “garanzie di sicurezza” all’Ucraina. Ma c’è un motivo se quelle carte sono rimaste segrete, non solo per non fornire a Putin i dettagli del piano per raggiungere il cessate il fuoco. La verità è che dopo l’iniziale entusiasmo, sia Gran Bretagna che Germania hanno raffreddato i loro spiriti e aspettano le mosse di Donald Trump per definire meglio l’entità del loro coinvolgimento. A quanto risulta da fonti stampa inglesi, Downing Street sarebbe disposta solo ad inviare aerei e navi ma fuori dai confini ucraini. Lo stesso dicasi per Berlino, che predica prudenza e considera “prematuro” il coinvolgimento delle sue truppe, con Merz che pensa più a rifornire l’esercito di Zelensky che ad mandare soldati sul terreno. Senza contare che a tirarsi fuori è stata pure la Polonia, uno degli eserciti più grandi d’Europa, sempre molto critica con Mosca: “Non ci saranno truppe polacche, né prima né dopo un accordo di cessate il fuoco”. Fine della storia.
Poi ci sono quelli che, a dirla tutta, nei Volenterosi macroniani non hanno mai pensato di entrarci. L’Italia ha sbattuto la porta in faccia all’Eliseo e non coinvolgerà l’Esercito. Altri “faranno le loro scelte”, come ha spiegato Macron, cercando di salvare il salvabile: alcuni invieranno soldati, altri metteranno “a disposizione le loro basi Nato o rigenerando le forze ucraine”. La Finlandia difficilmente sarà della partita. La Svezia si limiterà a fornire navi e aerei, così come il Belgio. La Danimarca punta sulla produzione militare, ma per rifornire l’esercito ucraino e non certo per vedere i propri uomini sul campo. La Spagna del pacifista Pedro Sanchez pensa all’addestramento delle truppe di Kiev mentre il Belgio
Ma la vera incognita resta Washington. Nessuno, in particolare Germania e Gran Bretagna, intende assumere una decisione finale senza prima conoscere il reale coinvolgimento statunitense. Senza contare che “migliaia” di soldati è un po’ vago: la Russia, sul campo, secondo alcune stime avrebbe registrato qualcosa come 1 milione di soldati tra morti e feriti. Mettiamo che siano numeri esagerati e dimezziamoli: davvero, Emmanuel, pensa che “migliaia” elementi in un contingente siano abbastanza per fronteggiare 500mila soldati russi?
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