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Migranti e l’islamizzazione: che fine ha fatto la Chiesa di Ratzinger che difendeva il suo popolo?

Tra eredità di Ratzinger e svolta progressista: l'analisi critica di una gerarchia ecclesiastica accusata di trascurare la difesa dell'identità cristiana e le sfide dell'integrazione

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Quasi mille anni fa, nell’agosto del 1096, prese inizio la prima crociata voluta da Papa Urbano II che, con il discorso del 27 novembre 1095, durante il Concilio di Clermont, fece un solenne appello per la prima crociata (1096-1099), esortando i cristiani, nobili e semplici pellegrini, a liberare il Santo Sepolcro dal dominio musulmano. Fu un momento di unificazione dell’Europa cristiana, cosciente del pericolo che incombeva da oriente, e che unì tutti i popoli occidentali al grido di Deus vult (Dio lo vuole), per strappare all’islam il Paese dove Cristo aveva vissuto e aveva diffuso il suo messaggio.

Papa Urbano II fece suo il pensiero di Sant’Agostino circa la definizione di “guerra giusta”, e cioè la guerra di difesa condotta dai cristiani contro un ingiusto aggressore, sia che esso si riversasse nell’Europa dell’VIII secolo con l’islamizzazione della Spagna e del Portogallo, terminata con la Reconquista cattolica, sia che successivamente altri Papi la applicassero nei confronti dell’imperialismo Ottomano, che portò l’Islam nei Balcani, fino alle porte di Vienna nel XVII secolo.

La prima crociata si concluse con la vittoria dei “Franchi”, intendendo in tal senso cavalieri e nobili occidentali di provenienza francese, tedesca e italiana (di questi ultimi la prevalenza era soprattutto lombarda), con la creazione di due contee, di un principato, ma soprattutto del Regno di Gerusalemme, il cui “Re di Gerusalemme dei Latini”, rimandava all’antica dinastia dei Re di Gerusalemme sorti dal popolo d’Israele: David e Salomone.

Papa Urbano II, beatificato da Leone XIII, non era un Papa guerriero, non imbracciò mai una spada, ma era un Papa forte, convinto assertore dell’unita dei credenti, e sicuro che il nemico del cristianesimo e dei valori occidentali fosse l’Islam.
Oggi sono passati mille anni, e ovviamente nessuno più parla di crociate e di riconquiste, eppure i paesi occidentali, e con essi tutti i cristiani sparsi nella immensa galassia musulmana, subiscono ancora oggi gli attacchi di un Islam fondamentalista, anche se tutto ciò non sembra scaldare più di tanto Papa Leone XIV.

Gli ultimi due papi – Francesco in particolare, ma anche l’attuale – fanno parte di un’area culturale che possiamo definire progressista e terzomondista, che vede una Chiesa rivolta essenzialmente all’accoglienza senza eccezioni, in cui il diritto degli Stati ad avere confini sicuri, sicuri per i cristiani, non sembra essere una priorità. Ed infatti oggi la posizione della Chiesa, almeno di gran parte della gerarchia ecclesiastica, sul pericolo iraniano, sul conflitto israelo-palestinese, sulla gestione dei migranti, è molto allineata a quella della sinistra mondiale.

L’attenzione quasi esclusiva sulla sofferenza dei palestinesi, il silenzio sulla vera natura di Hamas e degli altri movimenti terroristici, la condanna timida delle violenze contro i cristiani, la difesa dell’accoglienza a tutti i costi, senza distinguo e senza valutazione, rappresentano una linea politica di una Chiesa che è lontana anni luce dalla maggioranza di fedeli, che invece vorrebbe più attenzione ai problemi ed ai bisogni interni delle comunità, più riguardo per il proprio gregge, un occhio più benevolo alle politiche dei governi che propongono una maggiore difesa della identità cristiana, e un freno all’immigrazione incontrollata.

Dopo gli attentati commessi in tutto il mondo dagli islamisti nei confronti di cristiani ed ebrei, con l’Italia colpita recentemente a Modena, dove nel silenzio più vergognoso ha trovato la morte Monica Esposito, la signora cinquantacinquenne deceduta il 22 luglio 2026, dopo oltre due mesi di agonia, non dico che ci sarebbe bisogno di un Papa Urbano II, ma non posso sostenere che l’attuale Papa, peraltro agostiniano, corrisponda all’idea di un Santo Padre attento alla sicurezza del suo gregge.

Ecco perché per tanti cattolici, ma anche per tanti cristiani delle confessioni più importanti, la figura di Papa Benedetto XVI rimane viva nei cuori e nella mente. Oggi molti sentono ancora più forte ed intensa la mancanza di un Pontefice come Papa Ratzinger, che sapeva coniugare il rispetto per le altre fedi, il dialogo interreligioso, anche e soprattutto con l’Islam, con una fermezza che ebbe il suo momento più alto nel famoso discorso di Ratisbona, dove poneva il tema concreto della presenza islamica in una società che affondava le radici nella tradizione classica greco-romana, e con principi religiosi scaturiti dalla civiltà giudaico-cristiana.

Benedetto XVI poneva all’Islam la questione sulla condizione della donna, della sorte dei cristiani presenti nei paesi islamici, della reciprocità nel poter liberamente professare la propria fede. In generale chiedeva come potessero integrarsi tra di loro religioni in cui i concetti di Dio, di società e di Stato erano molto diversi dai nostri, e dunque poneva la questione della compatibilità dell’Islam con la nostra cultura. Domande rimaste senza risposte.

Col. (ris.) Sergio De Santis, 20 agosto 2026

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