Cronaca

Migranti, il Paese reale chiede rimpatri: ecco cosa svela il sondaggio

Il 73% degli italiani vuole il rientro degli irregolari e il 57% boccia l’impatto degli sbarchi. La remigrazione non convince, ma sul controllo delle frontiere il messaggio è netto

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C’è un numero che, più di tanti convegni e più di tante prediche, racconta dove stia andando il Paese: il 73% degli italiani ritiene che i migranti irregolari debbano essere rimpatriati. Non una minoranza rumorosa, non un riflesso ideologico, non la solita caricatura da talk show. Una maggioranza larga. Larghissima. E c’è un secondo dato che pesa quasi quanto il primo: il 57% valuta prevalentemente negativo l’impatto degli sbarchi di immigrati che arrivano in Italia. Tradotto dal sondaggese: gli italiani non chiedono slogan, chiedono controllo. Non vogliono l’anarchia degli approdi, non vogliono il caos amministrato con le buone intenzioni, non vogliono sentirsi spiegare che il problema non esiste. Perché, evidentemente, lo vedono.

È quanto emerge dal sondaggio realizzato da Euromedia Research, diretto da Alessandra Ghisleri, in occasione della rassegna “Pantelleria, Mediterraneo d’Autore”, ideata e promossa da Myrta Merlino e Valentina Fontana per Vis Factor. Secondo Ghisleri, “esiste una larga condivisione, trasversale agli schieramenti politici, sull’idea che gli arrivi illegali debbano essere gestiti con fermezza” e “anche una parte significativa dell’elettorato di centrosinistra condivide questo orientamento”. Ecco il punto politico: non siamo davanti alla solita divisione destra-sinistra, buoni-cattivi, aperti-chiusi. Siamo davanti a un Paese che chiede allo Stato di fare lo Stato.

Il Mediterraneo, aggiunge la sondaggista, continua a essere percepito “come un tema sempre più rilevante”. E ci mancherebbe altro. Per anni è stato trattato come uno sfondo da cartolina, buono per le dichiarazioni solenni e per i vertici internazionali. In realtà è il luogo dove si incrociano immigrazione, sicurezza, energia, instabilità geopolitica, traffici, interessi economici e fragilità territoriali. Chi controlla il Mediterraneo controlla una parte decisiva del futuro italiano. Chi lo subisce, invece, si limita a commentare gli eventi.

Interessante anche il capitolo Vannacci. Gli italiani affermano di conoscere il tema della remigrazione, ma solo il 36,8% condivide le idee del generale Roberto Vannacci, mentre il 44,4% dichiara di non condividerle. La formula, insomma, non sfonda. Anzi: per il 56,8% degli intervistati è irrealizzabile in Italia e nel Mediterraneo. ”Le idee di Vannacci raccolgono attenzione, ma la maggioranza degli italiani non le considera concretamente realizzabili”, osserva Ghisleri. Il che significa una cosa abbastanza chiara: gli elettori vogliono fermezza, sì, ma non necessariamente formule muscolari o suggestioni impraticabili. Vogliono rimpatri, frontiere, accordi, gestione. Vogliono una politica che non si rifugi né nell’utopia dell’accoglienza illimitata né nella propaganda irrealizzabile.

Poi c’è un dato che farà discutere. Ghisleri aggiunge: ”Allo stesso tempo emerge un dato politicamente interessante: gli elettori di Azione dimostrano grande autonomia di giudizio e, sul tema dell’immigrazione, esprimono posizioni spesso più vicine a quelle dell’elettorato di centrodestra”. Anche qui, il messaggio è semplice: l’immigrazione sta scomponendo le vecchie appartenenze. Il ceto moderato, riformista, produttivo, urbano o meno, non è più disposto a farsi arruolare automaticamente nel fronte del “va tutto bene”. Perché non va tutto bene.

Le priorità indicate dagli italiani lo confermano. Al primo posto c’è un maggiore controllo delle frontiere del Mediterraneo, con il 32,6%. Segue la cooperazione con i Paesi di origine dei migranti, al 24,9%. Solo il 21,7% auspica un equilibrio tra controllo, cooperazione e integrazione. Anche qui: prima viene il controllo. Poi il resto. Non perché il resto non conti, ma perché senza controllo tutto il resto diventa retorica.

Il sondaggio conferma che il Mediterraneo viene percepito non soltanto come uno spazio geografico, ma come il crocevia delle sfide che riguardano sicurezza, stabilità internazionale, energia e gestione dei fenomeni migratori. Temi che non resteranno nelle relazioni dei convegni, ma finiranno sempre di più dentro il dibattito pubblico, nelle campagne elettorali, nei programmi di governo e nelle paure quotidiane dei cittadini. Secondo Valentina Fontana, “il sondaggio conferma che il Mediterraneo è percepito dagli italiani come un tema sempre più rilevante” e, perciò, “portare a Pantelleria una rassegna che mette insieme politica, cultura e imprese significa creare uno spazio di confronto su questioni che hanno un impatto diretto sul Paese”.

Fontana non ha dubbi: “Dall’immigrazione, con le sfide e le opportunità che comporta, allo sviluppo del territorio e delle sue potenzialità, fino al ruolo strategico del Mediterraneo nello scenario geopolitico: sono temi che riguardano tutti. L’informazione ha il compito di raccontarli con profondità e contribuire a valorizzare territori come Pantelleria, che possono diventare luoghi di riflessione oltre che di straordinaria bellezza”.

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A Pantelleria è intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, rivendicando la decrescita degli arrivi irregolari: “Se continua così avremo in un anno solo trentamila persone che arrivano sulle nostre coste”. Un numero che, se confermato, segnerebbe una svolta rispetto alla stagione dell’emergenza permanente. Ma il punto non è solo quante persone arrivano. Il punto è se lo Stato riesce a governare il fenomeno oppure se continua a inseguirlo.

Piantedosi ha poi provato a spostare il discorso fuori dal recinto delle accuse facili: “Il tema dell’immigrazione in generale interessa molto le persone per un motivo molto semplice che non va sottovalutato, non è questione né di razzismo né di cose che fanno riferimento alla paura della sostituzione etnica o robe del genere. È semplicemente che quando delle persone, di una popolazione che invecchia, vedono così repentinamente cambiare il tessuto sociale, c’è bisogno che vengano rassicurate spiegando che ciò avviene per un fenomeno naturale e fisiologico al quale non ci si può e non ci si deve opporre. Ha anche dei contenuti positivi se è gestito, regolato e quindi in qualche modo sostenuto. Ma che se non viene sostenuto, poi genera quei fenomeni di conflitto tra società, che in qualche modo poi genera il corto circuito. Non è un fenomeno solo occidentale, europeo o italiano”.

È qui che sta il nodo. L’immigrazione non è un tabù da brandire contro chi chiede ordine. È un fenomeno reale, enorme, strutturale, che può avere anche ricadute positive, ma solo se viene governato. Altrimenti diventa conflitto sociale, insicurezza percepita e reale, frattura tra cittadini e istituzioni. Il sondaggio di Euromedia dice una cosa che la politica farebbe bene a leggere senza paraocchi: gli italiani non chiedono disumanità, chiedono serietà. Non chiedono muri ideologici, chiedono confini presidiati. Non chiedono propaganda, chiedono rimpatri dove ci sono irregolari, accordi dove servono partner, integrazione dove ci sono regole. Il Mediterraneo non è più periferia. È il centro della partita. E chi continua a raccontarlo con le categorie di ieri rischia di non capire né il mare, né il Paese.

Massimo Balsamo, 5 luglio 2026

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