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Migranti, risse e violenze: Ventimiglia smaschera l’ipocrisia dell’Ue

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Lanci di bottiglie contro i cronisti. Risse in strada. La sicurezza che non c’è più. Benvenuti a Ventimiglia, luogo di confine tra l’Italia e la Francia, lembo di terra dove l’Europa dimostra tutta la sua finta solidarietà e l’ipocrisia nella gestione dei flussi di migranti. “Qui la sera se si va in giro si ha proprio paura”, dice un residente, “io abito qui vicino e ogni sera è sempre la stessa situazione”, con i migranti che “bevono, si ubriacano, si drogano”. Una situazione “completamente insostenibile”.

Le risse tra migranti a Ventimiglia

Le immagini, mostrate ieri nel servizio di Quarta Repubblica, dimostrano quanto difficile possa essere diventata la convivenza tra i cittadini di Ventimiglia e gli stranieri che cercano di varcare il confine per accedere a Mentone. Il “muro” di controlli alzato da Parigi blocca infatti gli immigrati nella cittadina italiana, esasperando una situazione già esplosiva. “Mi hanno rubato i coltelli dal tavolo – racconta Federico Mulas, ristoratore – si sono rincorsi e poi hanno iniziato ad accoltellarsi. Un’altra sera è iniziata una rissa ed hanno iniziato a lanciarsi delle bottiglie. Un cliente che viene al ristorante e vede queste scene qui non torna più. Ho pensato di mollare Ventimiglia”. Il rischio, altrimenti, è di veder bruciare l’investimento di una vita.

La sfida (persa) con Mentone

Anche perché Mentone è a pochi minuti di auto e lì si respira tutta un’altra aria. Strade pulite. Tranquillità. Nessuna rissa notturna. Zero bivacchi. Come si può competere? Un turista che decidesse di passare una settimana in zona, non avrebbe remore a scegliere al Francia invece dell’Italia. “Abbiamo visto cambiare Mentone ed è migliorata nel corso del tempo – racconta un signore in vacanza – poi andiamo a Ventimiglia e ci cadono le braccia“. Un disastro. Con un’unico effetto: senza turismo, avanza la crisi. E i negozi chiudono. “Le attività già stavano soffrendo per colpa del Covid- conclude un commericante – con questo moriranno ancora di più”.

All’Europa che si oppone ai muri esterni richiesti dai Paesi dell’Est, dunque, chiediamo: avete visto queste immagini? Perché Varsavia non può bloccare i flussi mentre Parigi sì? E perché parlare di accoglienza, quando poi la convivenza si trasforma nel degrado di Ventimiglia?

da Quarta Repubblica del 26 ottobre 2021