Cronaca

Milano, le 48 ore di buco su De Maria: “Aveva pianificato di ucciderne due”

Proseguono le indagini sull'omicidio di Chamila Wijesuriya e sull'aggressione al collega dell'hotel dove l'uomo lavorava nonostante la condanna per un altro delitto

Emanuele De Maria Duomo Milano
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Emanuele De Maria era un detenuto del carcere di Bollate, in provincia di Milano. Condannato a 14 anni per l’omicidio della tunisina Oumaima Racheb nel 2016, aveva ottenuto uno sconto di pena a 12 anni grazie al rito abbreviato, senza che gli fossero riconosciute aggravanti come la crudeltà o la premeditazione. Nel 2023, in virtù dell’articolo 21 dell’Ordinamento Penitenziario, aveva ottenuto il permesso di lavorare all’esterno, trovando un impiego all’Hotel Berna vicino alla stazione centrale di Milano. Considerato un “detenuto modello”, De Maria sembrava aver avviato un percorso di reinserimento sociale, ma dietro questa immagine si nascondeva un lato oscuro che è emerso in modo tragico lo scorso fine settimana.

Secondo i pm De Maria avrebbe pianificato di uccidere due colleghi: Chamila Wijesuriya, una barista 50enne dell’Hotel Berna, e Hani Nasr, dipendente della caffetteria della stessa struttura, salvatosi per miracolo. L’uomo, già condannato in passato per omicidio, si è tolto la vita domenica 11 maggio gettandosi dal Duomo di Milano. Secondo il pubblico ministero Francesco De Tommasi, entrambi gli atti di violenza sono stati premeditati, e sono state disposte autopsie per accertare eventuale uso di sostanze stupefacenti da parte di De Maria.

I tragici eventi

L’11 maggio, il corpo di Chamila Wijesuriya è stato ritrovato al Parco Nord di Milano con profondi tagli alla gola e ai polsi. La donna era stata vista l’ultima volta il 9 maggio, ripresa dalle telecamere di sorveglianza a Cinisello Balsamo in compagnia di De Maria. Poco dopo, quest’ultimo ha spento il suo telefono per poi riapparire all’Hotel Berna la mattina del 10 maggio. Qui ha attaccato con un coltello un altro collega, Hani Nasr, che è riuscito a sopravvivere nonostante le numerose ferite e ora è ricoverato all’ospedale Niguarda.

Dopo l’omicidio di Chamila, De Maria avrebbe utilizzato il telefono della vittima per chiamare sua madre e sua cognata, dicendo loro di aver fatto “una cazzata”. In seguito avrebbe gettato il cellulare in un cestino nella zona della stazione Bignami dove le telecamere lo hanno ripreso, da solo. Dopo aver accoltellato Hani Nasr, l’uomo è scomparso, ricomparendo intorno alle 14 del giorno stesso per lanciarsi dal Duomo. In tasca aveva una fotografia di Chamila e una ciocca dei suoi capelli, segni forse di un legame ossessivo nei confronti della donna. È stato identificato grazie a tatuaggi e frammenti di documenti trovati sul suo corpo.

Le indagini suggeriscono che entrambi gli attacchi possano essere collegati. Gli inquirenti ipotizzano che De Maria avesse una relazione con Chamila e che Hani Nasr le abbia consigliato di interromperla, citando il passato violento dell’uomo, già condannato per omicidio volontario ai danni della ventitreenne Oumaima Rached. La presunta intromissione di Nasr nella loro relazione potrebbe aver scatenato l’ira di De Maria, portandolo a pianificare l’eliminazione di entrambi i colleghi. I Carabinieri e la Polizia stanno ancora analizzando gli spostamenti di De Maria nelle 48 ore precedenti ai suoi crimini e al suo suicidio per verificare se abbia avuto complici o aiuti inconsapevoli. Resta da chiarire l’esatta dinamica degli eventi e un quadro preciso su cosa abbia portato a un’escalation così drammatica. L’esame autoptico chiarirà anche se il coltello da cucina, trovato e sequestrato dalla polizia sabato mattina in via Napo Torriani, utilizzata per aggredire il collega davanti all’hotel è lo stesso che ha colpito a morte la donna.

Il passato di De Maria e le polemiche

Emanuele De Maria non era un estraneo alla violenza. Nel 2016, aveva già ucciso una giovane donna in un hotel a Castel Volturno, fuggendo poi all’estero. Dopo il suo arresto nel 2018, è stato condannato a 14 anni e 3 mesi di carcere: ha iniziato a scontare una pena per l’omicidio, ma ben presto ha ottenuto un programma di lavoro diurno presso l’Hotel Berna.

Il caso ha sollevato polemiche politiche e giudiziarie. Esponenti del centrodestra, come Maurizio Gasparri di Forza Italia e Riccardo De Corato di Fratelli d’Italia, hanno criticato aspramente i giudici per la decisione di concedere a De Maria i permessi di lavoro esterno. Il ministero della Giustizia ha avviato accertamenti sulle procedure giudiziarie e sulla valutazione della pericolosità sociale del detenuto. Il sottosegretario Andrea Delmastro ha dichiarato che si cercherà di approfondire ogni aspetto della vicenda per individuare eventuali responsabilità nella concessione dei benefici.

Il segretario del sindacato Uilpa, Gennarino De Fazio, ha sottolineato i problemi strutturali del sistema penitenziario italiano. Ha evidenziato come il sovraffollamento delle carceri e la carenza di personale possano aumentare i margini di errore nelle valutazioni del rischio legate ai detenuti. Secondo il sindacato, è necessaria una riforma che garantisca assistenza adeguata ai detenuti, compresa quella psichica.

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