Dopo la sparatoria a Rogoredo, finita purtroppo in tragedia con la morte di una persona, siamo a dir poco basiti dalla contestazione dell’omicidio volontario mossa al collega coinvolto, agli ‘albori’ di un’indagine dovuta ma in cui ancora è tutto da fare. Sembra, in pratica, che si presuma che il poliziotto sia andato in servizio per uccidere e, sinceramente, è un’impostazione a dir poco preoccupante. Mentre rivolgiamo la nostra solidarietà al collega indagato, ripetiamo che nutriamo massimo rispetto per la magistratura, con cui collaboriamo lealmente ogni giorno, ma ci pare il minimo ricordare quale sia il fondamento del servizio prestato da donne e uomini in divisa: difendere legalità e sicurezza, difendere le Istituzioni e le persone, difendere anche l’incolumità propria e dei propri colleghi, ma mai uccidere volontariamente.
È nota a tutti la violenza e l’imprevedibilità dei soggetti con cui i poliziotti hanno a che fare, è noto quanto questo lavoro metta a rischio della vita continuamente, ma forse non è noto cosa significhi dover assumere in una manciata di secondi decisioni difficilissime mentre è in ballo l’incolumità altrui e propria. Sono talmente tanti i morti in divisa che piangiamo ancora, mentre altri forse se ne dimenticano dopo funerali di Stato in cui fiumi di lacrime inondano una realtà spesso ipocrita, che vedere oggi il nostro collega a Milano messo alla gogna è insopportabile.
Valter Mazzetti, 27 gennaio 2026
*Segretario generale Fsp Polizia di Stato
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