Giustizia

Milano, pm sconfitti. Incompetenti o in malafede?

Il Riesame annulla tutti e sei gli arresti disposti dalla Procura di Milano. Quali che siano le motivazioni, non è accettabile

catella tribunale
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La decisione del Tribunale del Riesame su Manfredi Catella, anche lui rimesso in libertà, è una batosta enorme per la Procura di Milano. Ma anche un pericoloso campanello d’allarme.

Ora, lasciamo da parte il mistero delle chat che i pm avrebbero tagliuzzato per far apparire come prova della corruzione quello che era a tutti gli effetti un sms “ironico”. Una banale battuta. Occorre solo far notare a lorsignori manettari che la Procura aveva chiesto l’arresto di sei pezzi grossi dell’urbanistica meneghina e ha sbagliato in tutte e sei le occasioni. Tutte. Manco una volta ci hanno preso.

E attenzione; non stiamo parlando di un errore banale, perché di mezzo c’è la libertà di queste persone e uno s’è fatto pure quindici giorni di galera. Quella vera. Non è accettabile che i pm utilizzino tanta leggerezza quando si tratta di sbattere in carcere o ai domiciliari chicchessia. In un Paese normale la richiesta di misure cautelari la si dovrebbe avanzare solo quando effettivamente necessaria e motivata, dunque quasi incontestabile. Il tasso di mancate conferme da parte del Tribunale del Riesame dovrebbe essere bassissimo, prossimo allo zero, proprio perché gli arresti dovrebbero essere ponderati con suprema attenzione da chi detiene il potere di disporli (i pm in primis e poi il Gip, che li aveva concessi).

Poco importa, in questo caso, se l’indagine è più ampia e gli indagati moltissimi, se gli indizi sono schiaccianti o – come ripete il pm – le basi dell’inchiesta “estremamente solide”: non stiamo entrando nel merito del processo, su cui peraltro nutriamo innumerevoli dubbi, ma solo degli arresti che ci sono sembrati sin da subito esagerati, vista la tipologia dei presunti reati contestati. Era sufficiente, come conferma il Riesame, indagarli a piede libero. E poco importa anche il motivo per cui il Tribunale ha revocato i domiciliari a Catella (e a tutti gli altri), cioè se l’ha fatto perché ritiene che non vi fosse un reale bisogno di arrestarli o se perché non considera solide le ipotesi accusatorie della procura. Lo sapremo tra 45 giorni, ma in entrambi i casi l’errore dei pm resta madornale. Non perdonabile.

Per tirare le somme, quindi, nel guazzabuglio meneghino le ipotesi ci sembrano essere due: o i pm hanno sparato nel mucchio, tanto per smuovere le acque ad indagine in corso vista l’eco mediatica che mediamente ricevono gli arresti, il che sarebbe ovviamente gravissimo; oppure hanno dimostrato totale incompetenza, avendo perso sei partite su sei. Tertium non datur.

Giuseppe De Lorenzo, 23 agosto 2025

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