
Prima ancora degli applausi, dei premi, dei discorsi istituzionali, agli Ambrogini d’Oro 2025 è arrivata lei: la t-shirt “Ramy vive”. È bastato che il consigliere verde Tommaso Gorini salisse sul palco del Dal Verme con quella maglietta stampata col volto del giovane egiziano per trasformare la cerimonia in un’altra puntata della campagna della sinistra contro le forze dell’ordine. Un evento che avrebbe dovuto celebrare la città si è così trasformato, come da copione, nell’ennesimo atto d’accusa politico contro i carabinieri – in particolare contro il Nucleo Radiomobile — al centro di critiche e sospetti ancora prima che la giustizia faccia il suo corso nel caso Ramy.
Il sindaco Beppe Sala, durante la consegna dell’onorificenza ai Carabinieri, ha provato a ricordare quel che in molti fingono di dimenticare: “È un corpo di polizia che ha una storia importante. Si può anche sbagliare nella vita, come tutti noi sbagliamo, però non bisogna dimenticare che alla fine mettersi sul fronte, metterci la faccia vuol dire tanto per la comunità”. Parole che sono arrivate — guarda caso — in risposta alle domande sul caso Ramy. Sala ha ribadito che la vicenda merita “giustizia e che la famiglia e la loro storia siano esemplari. Non voglio correre il rischio di classificare tra i buoni e i cattivi, gli uni e gli altri”. Un modo educato per dire: basta processi mediatici.
Gorini, interpellato, giura che non è stata una provocazione contro l’Ambrogino ai Carabinieri. Secondo lui, quella maglietta nasce da una commemorazione al Corvetto: “C’è stata una commemorazione per Ramy al Corvetto a cui abbiamo partecipato noi consiglieri comunali dei Verdi ed eravamo gli unici rappresentanti delle istituzioni presenti”. Racconta poi che “il fratello di Ramy in quella occasione ci ha regalato questa maglietta e oggi ho deciso di indossarla per continuare a raccontare questa storia e portarla anche agli Ambrogini”. E insiste: “Non si tratta di un gesto polemico per l’Ambrogino al nucleo radiomobile, noi non abbiamo strumentalizzato questo premio ma abbiamo solo voluto portare la storia di Ramy qui”. Una lettura che però cozza con l’impatto mediatico del gesto: la cerimonia è passata in secondo piano, i Carabinieri ancora una volta sul banco degli imputati, la politica che si prende il proscenio.
Ai microfoni di Fanpage, il consigliere aggiunge di aver voluto portare agli Ambrogini “un’altra idea di città, un ragazzo di un quartiere fragile che ha avuto una morte terribile, per dire che anche questa è Milano e per dare a Ramy Elgaml e alla sua famiglia un riconoscimento istituzionale che finora è mancato”. Dichiarazioni che confermano la cornice ideologica dell’operazione: raccontare una Milano “alternativa” e, soprattutto, mantenere viva la pressione politica sulle forze dell’ordine.
Che poi Gorini non è un volto nuovo del militattivismo di sinistra: sempre in prima fila nelle manifestazioni pro-Pal, presente in tutte le battaglie simboliche. Non stupisce che la sua t-shirt arrivi dopo l’esposizione del poster dell’attivista Cristina Donati Meyer contro l’Ambrogino ai Carabinieri — altro tassello della narrativa che punta a trasformare un premio civico in un processo pubblico.
Gli Ambrogini d’Oro dovrebbero unire la città. Ma con un pezzo della sinistra impegnato a trasformare ogni occasione in un atto d’accusa contro le forze dell’ordine, anche una premiazione diventa un campo di battaglia. E alla fine, mentre i Carabinieri ricevono l’onorificenza, la maglietta — non il merito — conquista tutte le prime pagine. Milano, ancora una volta, recita il copione della divisione.
Franco Lodige, 8 dicembre 2025
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