Milano celebra il 25 aprile, 81esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo, ma il clima è tutt’altro che compatto. Come accade sempre più spesso negli ultimi anni, la giornata si annuncia attraversata da tensioni politiche, letture divergenti e percorsi separati. A livello nazionale, le celebrazioni coinvolgeranno città come Roma, Bologna e Firenze, con cortei promossi dall’Anpi e iniziative parallele della galassia antagonista, mentre sul fronte opposto non mancano provocazioni come il convegno di Forza Nuova a Predappio dal titolo “La fine dell’antifascismo”.
A Milano, dove si tiene la manifestazione nazionale dell’Anpi, è attesa anche la partecipazione della segretaria del Pd Elly Schlein e del presidente Gianfranco Pagliarulo. Ma il capoluogo lombardo è anche il punto in cui le fratture emergono con maggiore evidenza.
25 Aprile a Milano: il programma ufficiale
La mattina è contrassegnata dalla deposizione delle corona in piazza Tricolore e a Palazzo Isimbardi, quindi dal concerto al Conservatorio. In piazzale Loreto la commemorazione assieme ad Anpi Milano. Nel pomeriggio il momento centrale: il corteo nazionale. Il concentramento principale è fissato alle 14 in corso Venezia, angolo via Palestro. Da qui partirà il corteo organizzato dal Comitato permanente antifascista.
Il percorso segue il tracciato tradizionale: da corso Venezia svolta verso San Babila, quindi corso Matteotti, passaggio in piazza Scala e infine via Santa Margherita e via Mengoni fino all’arrivo in piazza Duomo. Un “serpentone” che, come ogni anno, attraverserà il centro cittadino con decine di migliaia di partecipanti.
In piazza Duomo gli interventi ufficiali. Ad aprire sarà il presidente dell’Anpi Milano Primo Minelli, seguito dal sindaco Giuseppe Sala, dal presidente nazionale Anpi Gianfranco Pagliarulo, dalla rettrice della Statale Marina Brambilla, dalla segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola, dalla vicepresidente dell’Aned Milena Bracesco e dal presidente della Fivl Roberto Tagliani.
Le deviazioni: quattro spezzoni, quattro percorsi diversi
Ma il corteo non sarà unitario fino alla fine. Quest’anno sono previsti almeno quattro spezzoni con percorsi differenti. Il corteo principale seguirà come detto il percorso fino al Duomo, dove si terrà il comizio ufficiale. Il corteo pro Palestina si staccherà già a San Babila, girando a sinistra in corso Monforte per poi attraversare via Visconti di Modrone, largo Augusto e via Verziere fino a raggiungere piazza Fontana. Il Coordinamento per la pace proseguirà invece lungo corso Matteotti, deviando poi in via Hoepli e via Agnello per concludere in piazza San Fedele, dove si terrà un secondo comizio alternativo. Lo spezzone della Brigata ebraica, scortato dai City Angels, entrerà in via Boschetti e raggiungerà piazza Duomo, ma una parte devierà quasi al termine, in via Mengoni, per dirigersi verso via Dante. Con loro anche associazioni come Setteottobre e Amici di Israele, oltre a delegazioni di iraniani e ucraini. Una frammentazione che fotografa le tensioni politiche e internazionali riflesse nella piazza milanese.
Sala: “Sarà una giornata delicata”
Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala già alla vigilia ha messo in guardia sul clima della giornata: “Sarà un 25 aprile delicato. In ogni città ormai è un momento molto sentito da una parte della popolazione e dei cittadini, ma anche una occasione di visibilità e per portare avanti le proprie e anche legittime idee politiche”. Il primo cittadino ha sottolineato anche la presenza di più cortei: “A Roma ci sono più cortei, sono la regola da anni. Io sono stato avvisato da prefetto e questore e personalmente non ho niente da aggiungere”. Timori, in particolare, per lo spezzone pacifista che concluderà la manifestazione a San Fedele anziché in Duomo.
Le forze politiche attese in piazza Duomo
La giornata vede la partecipazione di numerose forze politiche, ma con posizioni differenti. Il Movimento 5 Stelle lega il significato della Resistenza al presente internazionale: “Resistenza oggi significa pace”, afferma Nicola Di Marco, secondo cui “Resistere significa battersi per fermare una folle corsa al riarmo e promuovere ogni sforzo affinché diplomazia e dialogo portino a una pace stabile. Nessun popolo vuole la guerra”. Forza Italia Giovani rivendica invece una presenza “con rispetto istituzionale” e un messaggio chiaro: “La libertà va difesa sempre, senza ambiguità, contro ogni estremismo”. Italia Viva sottolinea il valore simbolico di Milano nella storia della Liberazione, mentre Rifondazione Comunista parla della necessità di un “Fronte Costituzionale Democratico e Antifascista” e attacca il governo: “Questa destra offende la memoria della Resistenza e alimenta revisionismo storico”. Dal lato opposto, il Partito Liberaldemocratico parteciperà con la Brigata ebraica denunciando “un clima di intimidazione nei confronti degli ebrei”. Giulia Pastorella di Azione invita invece a evitare la polarizzazione: “La festa della Liberazione non può essere una celebrazione di parte”.
Anche il centrodestra diviso, Lega: “Forza Italia non ci ha invitati”
Nel centrodestra emergono posizioni differenziate. Forza Italia Milano partecipa con una cerimonia al Cimitero alleato nel Parco di Trenno alle 10.30, “deponendo una corona in memoria dei militari alleati caduti”. Fratelli d’Italia, con il capogruppo comunale Riccardo Truppo, sottolinea che “il 25 aprile è patrimonio di tutti, della collettività”, ma esprime preoccupazione per “l’atmosfera divisiva”. La Lega, invece, prende le distanze dal corteo e alimenta le recenti tensioni con gli alleati azzurri: “Non abbiamo ricevuto alcun invito da parte di Forza Italia a partecipare al corteo di Milano. Non si commetta l’errore della sinistra di politicizzare il 25 aprile”, afferma il coordinatore giovani Luca Toccalini.
La Comunità ebraica non partecipa alla manifestazione
A rendere ancora più complesso il quadro è la decisione della Comunità ebraica di Milano di non partecipare ufficialmente alle celebrazioni del 25 aprile 2026, per la coincidenza con lo Shabbat. La scelta, però, è accompagnata da una riflessione più ampia: “A oltre ottant’anni dalla Liberazione, assistiamo a un paradosso inaccettabile: gli ebrei italiani hanno ancora bisogno di protezione per partecipare appieno alla vita pubblica”. E ancora: “È diventato sempre più difficile partecipare serenamente alle celebrazioni. Il consolidarsi di un clima che tende a far sentire la presenza ebraica ‘aliena’ o delegittimata […] è un segnale d’allarme per l’intera società”. Un passaggio che evidenzia come il tema della sicurezza e delle tensioni ideologiche sia ormai centrale anche in una ricorrenza simbolo dell’unità nazionale.
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(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)


