Milano Quotidiano

Accessi abusivi ai computer dei magistrati, tre tecnici indagati dalla Procura di Milano

L’indagine della Procura di Milano riguarda intrusioni informatiche sui dispositivi del Ministero della Giustizia. Gli accessi sarebbero concentrati nel distretto giudiziario di Torino

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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La Procura di Milano ha avviato un’indagine su presunti accessi abusivi ai computer in uso ad alcuni magistrati. Secondo quanto emerso, le intrusioni sarebbero avvenute attraverso il sistema Ecm, installato sui dispositivi del Ministero della Giustizia e recentemente indicato come in via di dismissione. L’attività investigativa, condotta d’intesa con il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, ha portato lo scorso marzo all’esecuzione di alcune perquisizioni domiciliari e informatiche. Gli accessi contestati, secondo quanto comunicato dalla Procura milanese, risultano concentrati nel distretto giudiziario di Torino.

Accessi abusivi tramite credenziali di amministratore

Dai primi riscontri investigativi sarebbe emerso che le intrusioni informatiche sono state rese possibili dalla forzatura del sistema Ecm tramite il possesso di credenziali di amministratore. Come spiegato nella nota firmata dal procuratore di Milano, Marcello Viola, i soggetti perquisiti avevano disponibilità di quelle credenziali in virtù di contratti di assistenza informatica stipulati dal Ministero della Giustizia con ditte terze.

Nell’inchiesta risultano indagati tre tecnici di una società di manutenzione che aveva in appalto il servizio di assistenza. Uno dei tecnici ministeriali coinvolti apparterrebbe al distretto giudiziario di Torino. La competenza dell’indagine è della Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, poiché i fatti riguardano magistrati del distretto di Torino indicati come persone offese. Il caso era stato sollevato dalla trasmissione Report.

I computer coinvolti tra Alessandria e Torino

Secondo quanto si è appreso, sarebbero stati interessati dagli accessi i computer di tre magistrati in servizio tra Alessandria e Torino. Per il caso di Alessandria, già emerso nei mesi scorsi, si sarebbe trattato di un “test” effettuato sul pc del giudice Aldo Tirone, che non risulta indagato, attraverso un tecnico. I pubblici ministeri Enrico Pavone e Francesca Celle, insieme agli investigatori della Polizia postale, stanno ora verificando se anche negli altri due casi si sia trattato di prove di vulnerabilità del sistema o di vere e proprie intrusioni informatiche.

Le perquisizioni domiciliari e informatiche si sono svolte, secondo quanto riferito dalla Procura, in modo partecipato e nel pieno rispetto delle garanzie difensive. Gli accertamenti sono tuttora in corso. Le analisi forensi sui dispositivi sequestrati dovranno chiarire la natura degli accessi, il ruolo dei soggetti coinvolti e l’eventuale portata delle intrusioni informatiche.

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