Milano Quotidiano

“Allah Akbar, sono dell’Isis e devo uccidere dieci persone”: egiziano irregolare semina il panico in un parco a Milano

Il 28enne ha minacciato i City Angels con un coltello e poi ha aggredito i carabinieri tentando di afferrare una pistola

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Con il volto completamente coperto da una maglietta indossata come una kefiah e un coltello a scatto in mano, avrebbe affrontato quattro volontari dei City Angels gridando “Allah Akbar” e intimando loro di allontanarsi. Poco dopo, una volta accompagnato in ospedale, avrebbe pronunciato una frase ancora più inquietante e farneticante: «Sono un affiliato dell’Isis, stasera dovevo uccidere dieci persone».

Non risultano, allo stato, elementi che confermino un’effettiva appartenenza dell’uomo a organizzazioni terroristiche. Le sue parole e il comportamento tenuto durante la serata hanno però aperto interrogativi sulle sue condizioni psichiche, che potrebbero essere approfondite attraverso una perizia.

Il coltello nel parco e le minacce ai quattro City Angels

L’episodio è avvenuto poco dopo le 22.30 di lunedì nel parchetto di via Pini, traversa di via Rombon, a poca distanza dalla stazione di Lambrate. Una squadra composta da quattro City Angels era arrivata nell’area verde per portare assistenza ad alcuni senzatetto che abitualmente trascorrono lì la notte. Dall’area giochi sarebbe improvvisamente comparso Ahmad A., cittadino egiziano di 38 anni, con il volto nascosto e un coltello rosso dotato di una lama di circa nove centimetri. Dopo aver gridato “Allah Akbar”, avrebbe agitato l’arma intimando in inglese ai volontari: «Andate via, andate via». I City Angels si sono immediatamente allontanati di circa cento metri, hanno contattato il 112 e hanno impedito che altre persone entrassero nel parco, avvisando anche alcuni residenti che si stavano avvicinando con i cani. «Sono stati molto bravi», ha commentato il fondatore dell’associazione Mario Furlan raccontando i fatti al quotidiano Il Giorno, e sottolineando la prontezza con cui i volontari hanno evitato che la situazione potesse degenerare.

I carabinieri del Radiomobile sono arrivati nel parco alle 22.53 e hanno trovato il trentottenne seduto su una panchina. In un primo momento l’uomo avrebbe seguito le indicazioni dei militari, rimanendo fermo e mostrando le mani. Improvvisamente, però, si sarebbe alzato infilando una mano nella tasca destra dei pantaloni, dove custodiva il coltello. I carabinieri sono riusciti a bloccarlo prima che potesse aprire la lama. A quel punto il trentottenne avrebbe reagito violentemente, sferrando calci e pugni, sputando contro i militari e aggrappandosi ai loro cinturoni. Avrebbe inoltre tentato di estrarre una pistola d’ordinanza dalla fondina di uno dei carabinieri, senza riuscirci. Durante la colluttazione ha fatto cadere a terra un militare e lo ha morso all’avambraccio destro. Solo dopo una lunga resistenza è stato immobilizzato e ammanettato. D’intesa con il pubblico ministero di turno Paolo Pietro Mazza, l’uomo è stato fermato con le accuse di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, porto abusivo del coltello e minacce nei confronti dei City Angels.

In ospedale la frase sull’Isis e sulle “dieci persone”

Sia il trentottenne sia il carabiniere rimasto ferito sono stati portati all’ospedale Fatebenefratelli. Il militare è stato dimesso nella notte con una prognosi di cinque giorni per alcune abrasioni al ginocchio e per la ferita provocata dal morso. Durante la permanenza in ospedale, l’egiziano avrebbe continuato a pronunciare frasi sconnesse. Nel referto medico è stata annotata anche una dichiarazione del tenore: «Sono un affiliato dell’Isis, stasera dovevo uccidere dieci persone». Il medico lo ha comunque dimesso senza formulare alcuna prognosi. Le parole dell’uomo, per quanto allarmanti, vengono considerate nel quadro di un comportamento apparentemente delirante. Al momento non risultano riscontri su legami con ambienti jihadisti o su un progetto concreto di attentato.

Irregolare e identificato con tre alias

Dagli accertamenti nelle banche dati delle forze dell’ordine è emerso che il trentottenne è irregolare sul territorio italiano e che alle sue impronte digitali sono associati tre diversi alias. A suo carico risultano precedenti di polizia per ricettazione e invasione di terreni ed edifici. Nell’area giochi del parco sono stati inoltre recuperati alcuni oggetti ritenuti di possibile provenienza furtiva, sui quali sono in corso ulteriori verifiche.

Dopo aver trascorso la notte nelle camere di sicurezza della caserma Montebello, l’uomo è comparso martedì mattina davanti al giudice nelle aule delle direttissime. Assistito d’ufficio dall’avvocata Simona Giannetti, sostituita in udienza dal collega Alessandro Tamisari, avrebbe fornito una ricostruzione definita strampalata e in contrasto con i verbali e con le testimonianze raccolte. Il giudice ha convalidato il provvedimento, ma ha rimesso in libertà il trentottenne, applicandogli il divieto di rientrare nell’intera provincia di Milano. Il processo è stato rinviato a settembre. Prima dell’udienza, la difesa potrebbe chiedere una perizia psichiatrica per accertare le condizioni mentali dell’uomo e stabilire se fosse capace di intendere e di volere al momento dei fatti.

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