Atm ha perso una gara in Danimarca. E scopriamo (anzi, scoprono – specialmente i politici!) due cose incredibili: che le gare all’estero si vincono e si perdono; che a Milano si dovrà fare una gara per l’affidamento del trasporto pubblico. Uh, che gran sorpresa. Andiamo a vedere queste due fantastiche notizie vecchie di anni, e vediamo che cosa comportano.
Prima di tutto la Danimarca. E’ stato un brutto colpo per Atm, certo. Era un servizio che rendeva molto, e che dava prestigio. Non fa piacere a nessuno perdere una gara. A nessuno. E’ anche vero che ogni gara, però, è una sfida a se stante. E che per ovvie ragioni non ci sono gare già assegnate, soprattutto per un periodo così lungo di tempo, perché altrimenti sarebbero pure e semplici rendite di posizione, e così non è. Dunque, quelli che si scandalizzano che Atm abbia comprato il 100 per cento della società che gestiva Copenhagen, e che poi ha perso la gara, non si capisce a che pro lo facciano: mica in Atm c’è la preveggenza.
Seconda cosa, la gara a cui Atm si dovrà sottoporre. Il vero problema è qui, su questa cosa qui. Che il trasporto pubblico milanese debba andare a gara lo si sa da anni. Forse da un decennio o poco meno. Con tutta una serie di motivazioni – tra cui l’antica legge Madia – ci sono state proroghe, rinvii, eccetera eccetera. Ma ormai ci siamo, e bisogna essere pronti. Che cosa vuol dire essere pronti? Vuol dire varie cose. In primis la costruzione della gara: deve fare in modo di tutelare il personale di Atm, le professionalità, e tutto il resto. Deve tutelare i diritti dei cittadini, anche e soprattutto i più deboli, che l’attuale gestione ha beneficiato di tantissimi sgravi. E deve – se possibile – migliorare il servizio. Quello che non dovrebbe fare (e purtroppo è un rischio che si corre sempre con le gare) è provare a strozzare l’operatore che partecipa alla gara provando a risparmiare il più possibile. Per una ragione molto semplice: strozzare l’operatore imponendo la vittoria a suon di sconti vuol dire costringere l’operatore a risparmiare. E risparmiare vuol dire comprimere il servizio. Poi però hai voglia a parlare di salario minimo…
C’è anche un non detto, in tutta questa storia. Davvero Milano può consentire che Atm perda la gara per la gestione della città a favore – faccio un esempio non troppo a caso – dei francesi di RATP? La risposta a questa domanda è scontata ma non si può dire. Soprattutto la politica, non può essere esplicita. Ma dovrebbe essere molto concreta. Una concretezza che non sono sicuro sia stata la prima priorità fino ad oggi.
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