Milano Quotidiano

Bergamo, neonato lasciato nella Culla per la vita. Il bigliettino della madre: “Ti amo da morire”

Il piccolo, un maschietto, è in buone condizioni all’ospedale Papa Giovanni

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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L’allarme è scattato alle 9.45, subito dopo la fine del temporale che dalla prima mattinata aveva colpito Bergamo. Qualcuno ha lasciato un neonato nella Culla per la vita installata alla sede della Croce rossa. È la seconda volta dal 2019, anno in cui il dispositivo dell’associazione Donne medico è stato collocato in quel punto, che un bambino viene affidato alla culla riscaldata. Si tratta di un maschietto, ora ricoverato all’ospedale Papa Giovanni XXIII: ha già mangiato ed è in buone condizioni.

Accanto al piccolo è stato trovato anche un biglietto, scritto su mezza pagina strappata da un quaderno a quadretti. La madre, che si esprime al plurale, ha lasciato parole cariche di dolore e affetto: “Ti auguro tanta gioia e serenità che non siamo in grado di darti. Ti abbiamo amato dal primo istante. Ti amo da morire”. Lo racconta il Corriere.

Come funziona la Culla per la vita

Il sistema è progettato per garantire sicurezza e intervento immediato. “Qui c’è un grande numero di sistemi di sicurezza e sono ridondanti, non solo un allarme ma diversi”, spiega il presidente della Croce rossa bergamasca Gianluca Sforza. Il centralinista può verificare subito le condizioni del neonato tramite una telecamera interna e monitorare costantemente temperatura e climatizzazione. Anche una variazione minima attiva automaticamente i sistemi di allerta.

Questa mattina sono scattati contemporaneamente il campanello interno, l’allarme sul computer dell’operatore e il sistema di controllo video. La centralinista ha avvisato il 112, che ha attivato l’ambulanza più vicina: un mezzo della stessa Croce rossa, temporaneamente dislocato all’interno dell’Accademia della Guardia di Finanza in largo Barozzi per lavori nella sede principale.

Nel giro di un minuto sono arrivati sul posto ambulanza, automedica di Areu e una pattuglia della polizia. Gli agenti hanno preso in consegna la lettera e informato il pm di turno, mentre i soccorritori hanno attivato il kit neonato e trasportato il bambino al Papa Giovanni. I medici del pronto soccorso hanno confermato le buone condizioni del piccolo, che in tarda mattinata aveva già mangiato. In ospedale è stato chiamato Pietro, nome provvisorio in attesa della registrazione all’anagrafe, prevista entro dieci giorni salvo eventuali sviluppi.

“La mamma deve sapere che trova una situazione sicura e anonima”

“La mamma deve sapere che qui trova una situazione sicura e totalmente anonima”, sottolinea ancora Sforza. La struttura garantisce che nessuno possa vedere chi lascia il bambino, né dall’interno né dall’esterno. Oltre alla possibilità di partorire in anonimato in ospedale, la Culla per la vita rappresenta un’ulteriore opzione, con informazioni disponibili in otto lingue. Lasciare un neonato nella Culla non costituisce reato di abbandono di minore, proprio perché il sistema è pensato per assicurare soccorso immediato e tutela del bambino.

Il neonato è in buone condizioni

Dall’ospedale Papa Giovanni XXIII non vengono diffusi dettagli, “a tutela della mamma, del bambino e del suo futuro”, ma viene confermato che il piccolo è stato accolto immediatamente ed è in buone condizioni, seguito con la massima attenzione. La struttura rivolge anche un pensiero alla madre, ricordando che potrà rivolgersi all’ospedale in qualsiasi momento per ricevere accoglienza, ascolto e supporto sanitario e umano, nel pieno rispetto della sua privacy.

 

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