Milano Quotidiano

Delitto Maltesi, chiesto nuovamente l’ergastolo per Davide Fontana: “Omicidio organizzato in modo scientifico”

Nel processo d’appello ter la Procura generale torna a contestare la premeditazione. La pg Simonetta Bellaviti: “Una freddezza difficile da accettare”

Immagini prese dai profili social di Carol Maltesi e Davide Fontana
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La Procura generale di Milano ha chiesto la condanna all’ergastolo per Davide Fontana, l’ex bancario accusato di avere ucciso e fatto a pezzi Carol Maltesi, 26 anni. La richiesta è stata formulata durante il processo d’appello ter per il delitto commesso l’11 gennaio 2022 nell’abitazione della giovane a Rescaldina, nel Milanese.

La Procura generale insiste sulla premeditazione

Al centro del nuovo giudizio c’è il riconoscimento dell’aggravante della premeditazione, già affermata nei due precedenti processi di secondo grado, le cui sentenze sono state successivamente annullate con rinvio dalla Corte di Cassazione.

Secondo la procuratrice generale Simonetta Bellaviti, Fontana avrebbe pianificato il delitto “in modo scientifico”, occupandosi nei dettagli anche di quanto sarebbe accaduto dopo la morte della giovane. La rappresentante dell’accusa ha inoltre richiamato le attuali dichiarazioni dell’imputato, che avrebbe manifestato dispiacere e dolore per quanto commesso. Parole che, secondo Bellaviti, devono essere confrontate con modalità d’azione caratterizzate da “una freddezza difficile da accettare”.

L’appuntamento nell’abitazione di Rescaldina

In base alla ricostruzione degli investigatori, Carol Maltesi e Davide Fontana si erano incontrati nella casa della 26enne per realizzare alcuni video destinati alla pubblicazione su una piattaforma online. Durante l’incontro, la giovane, legata a un palo da lap dance, venne colpita ripetutamente alla testa con un martello e successivamente raggiunta da una coltellata alla gola. Per l’accusa, alla base dell’omicidio ci sarebbe stata l’incapacità di Fontana di accettare l’imminente trasferimento di Carol in provincia di Verona.

Il corpo nascosto e abbandonato nel Bresciano

Dopo il delitto, Fontana smembrò il corpo della vittima e ne conservò i resti all’interno di un congelatore per diverse settimane. In seguito li trasferì in quattro sacchi di plastica, abbandonandoli in una zona scoscesa nel Bresciano.

Ora il nuovo collegio d’appello dovrà pronunciarsi sulla richiesta della Procura generale e stabilire se riconoscere nuovamente la premeditazione, aggravante dalla quale dipende la possibile condanna all’ergastolo.

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