La vicenda di Garlasco torna a muoversi sul terreno delle perizie, dei rilievi e delle interpretazioni tecniche. Nella giornata di lunedì 25 maggio, la difesa di Andrea Sempio ha depositato in Procura a Pavia una serie di consulenze con l’obiettivo di contrastare gli elementi raccolti dagli inquirenti nell’ambito della nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi. Sempio, 38 anni, è indagato per omicidio aggravato.
Il deposito riguarda più fronti. Al centro ci sono accertamenti medico-legali, valutazioni antropometriche, approfondimenti genetici e analisi sulle impronte. Tra i punti indicati dai legali figura anche l’impronta denominata “33”, oltre a una consulenza sulla Bpa, cioè l’analisi delle tracce ematiche. Secondo la linea difensiva, questi elementi dovrebbero servire a mettere in discussione le conclusioni dei consulenti della Procura.
Il nodo delle impronte non compatibili: il piede di larghezza diversa
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda le impronte di scarpa lasciate nella villetta di via Pascoli, teatro del delitto. L’avvocato Liborio Cataliotti, che assiste Sempio insieme alla collega Angela Taccia, sostiene che il piede dell’indagato non sarebbe compatibile, per larghezza, con le impronte attribuite all’assassino. È una contestazione tecnica che la difesa considera centrale per indebolire il quadro accusatorio.
I “soliloqui” di Sempio non varrebbero come confessioni
Accanto alle consulenze, i legali hanno presentato anche una memoria con allegati dedicata ai cosiddetti “soliloqui” di Sempio. La difesa punta a ricondurre quelle frasi a un contesto più ampio, sostenendo che non abbiano valore confessorio. Secondo Cataliotti, infatti, quei passaggi non conterrebbero novità rispetto a commenti già circolati tra utenti di podcast e trasmissioni dedicate al caso. Non verrà invece depositata, almeno per ora, la relazione personologica. I difensori contestano l’utilizzabilità della consulenza affidata dai pm ai carabinieri del Racis per tracciare un profilo della personalità dell’indagato e, per questa ragione, intendono non produrre la propria relazione fino a quando quella del Racis non avrà un effettivo valore probatorio. La prossima valutazione spetterà agli inquirenti, chiamati a esaminare il materiale depositato e a misurarlo con gli elementi già acquisiti nell’inchiesta.
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(immagine generata con intelligenza artificiale)


